Volevo essere bionda – Veronica Barsotti | Recensione

volevo essere bionda

Titolo: Volevo essere bionda

Autore: Veronica Barsotti

Casa editrice: Do it human

Pagine: 218 – Prezzo: 17.00

Keywords: Ironia, famiglia, omosessualità


book haulLa vita di Arianna è un labirinto caleidoscopico di situazioni paradossali, casi di omonimia e di osmosi tra le persone che incontra, in cui empatia e ironia si inseguono senza mai bisticciare. La scuola dei bambini, i colleghi, le mamme degli amici dei figli: tutto è filtrato da sguardi, che siano quelli degli altri o il nostro occhio interiore che osserva anche i moti interni, quelli più difficili da scorgere e spesso da interpretare. Arianna ci prende per mano e mostra questi sguardi, i ricordi, le emozioni e le paure. “Volevo essere bionda” non fornisce né ricette né facili soluzioni ai folli imprevisti della vita: il fluire dell’esistenza è inesplicabilmente buffo e per sopravvivere è meglio non prendersi troppo sul serio.

 


“Volevo essere bionda” non è un semplice desiderio fine a se stesso ma incarna tutta una serie di speranze e convinzioni che non sempre portano i risultati sperati, oltre ad essere – ovviamente – il titolo del libro in questione.

Arianna, la protagonista, è una trentenne toscana, ex moglie, ex eterosessuale e tutt’ora madre di due figli. Lavora come Social Media Manager e Digital Strategist ed è una libera professionista, più professionista che libera visto che vive vessata da tasse, scadenze impossibili, clienti isterici e spesso insolventi. Di queste problematiche lavorative, noi lettori, ci interesseremo poco visto che seguiremo non solo le sue esperienze amorose ma anche il rapporto che ha con i suoi due figli, nati dalla relazione con l’ex marito, e varie situazioni e difficoltà che dovrà superare.

Ho trentaquattro anni, un lavoro precario nell’ambito della comunicazione e sono rimasta senza mutande pulite.

La convivenza con la compagna, Paola (anch’essa madre), sembra peggiorare sempre di più a causa di incomprensioni e mancanza di dialogo. Fortunatamente però, a cercare di accoppiare i calzini spaiati dopo il lavaggio in una lavanderia a gettoni, si può incappare in conoscenze che potrebbero rivelarsi molto profique, se approfondite. Ed è quello che accade ad Arianna quando incontra Clara. Tra le due nasce un’amicizia che si intensificherà nel tempo sopratutto grazie a conversazioni sui social che permettono di accorciare le distanze. Molte pagine sono infatti ricche di dialoghi virtuali in cui entrambe si scambiano confidenze, dubbi, consigli.

Cerco di non pensare a quel che non ho più e con ostinazione inizio a ripetere che in futuro andrà tutto bene.

Come recita il detto “Non c’è due senza tre” non basta il rapporto in crisi con Paola ad incrinare l’equilibrio psicofisico della protagonista; si aggiungeranno anche un cambio repentino di lavoro e di casa, cosa che complicherà la relazione con i figli.

Credo nel dialogo, ma ho capito che coloro che si nascondono dietro frasi del genere sono i primi che hanno a cuore solo i problemi personali. Perché dobbiamo stabilire una scala della dignità? La causa del buco dell’ozono è più o meno nobile di quella dei bambini orfani in Africa? Ci sono diritti di serie A e diritti di serie B che devono scontrarsi come in un derby calcistico?

I temi trattati in questa lettura ruotano intorno all’omosessualità: il coming-out; le reazioni dei parenti e dei conoscenti; le conseguenze sui figli; i sentimenti; il sesso; i diritti. Non si tratta però di un semplice manifesto LGBT ma di riflessioni sporadiche che approfondiscono alcune situazioni. E’ la resilienza l’argomento principale, ovvero la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Anche l’amore però – verso se stessi, verso la propria compagna o verso i propri figli – ricopre un ruolo fondamentale in questo romanzo e l’autrice lo analizza cercando, e proponendoci, delle similitudini che riescano a coglierne la vera essenza.

L’amore è come la batteria dell’iPhone: anche quando non c’è nessun guasto, ad un certo punto non si accende più.

“Volevo essere bionda” è un invito a capire che non sempre ciò che crediamo sia la perfezione si rivela la scelta giusta per noi. Veronica Barsotti lo sa e cerca di trasmetterlo, con uno stile leggero e divertente,  a chi ha voglia di approcciarsi ad una storia nata dalla resilienza e dall’umorismo, le caratteristiche principali della sua persona da cui il romanzo prende spunto.


Veronica Barsotti, docente, formatrice, consulente e blogger di FuoriLogo.me. Organizza e tiene corsi di scrittura creativa e autobiografica. Vive a Lucca, facendo spola con Milano, insieme alla sua compagna, il suo ex marito e i loro due figli. Non a caso va in confusione quando le chiedono che lavoro fa e dove abita.
Giura di dedicarsi alla scrittura ogni qual volta non è impegnata a leggere romanzi, mangiare pizza, bere caffè, trastullare figli, incollare pezzi di cuore e portare il cane in giro per i boschi.



Ringrazio la casa editrice Do it human per avermi inviato una copia del libro.

 

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