Il verme del rafano è più felice di me – Valerio Parmigiani | Recensione

Autore: Valerio Parmigiani
Casa editrice: Eretica Edizioni
Pag. 156 – Prezzo: € 13,00

Keywords: ironia, cinema, dibattito


“Per un verme nel rafano, il mondo è il rafano”. Questo detto yiddish fa da sfondo ad un’atipica vicenda di amore e spionaggio che, sul filo dell’ironia e del grottesco, ci spinge provocatoriamente a riflettere sulla necessità di ripensare la politica, la religione e altri temi-chiave nell’epoca complessa della società post-tutto in cui ci è toccato di vivere. Sconsigliato a chi non sia disposto a correre il rischio di veder vacillare qualcuna delle consolidate certezze che spesso esitiamo a mettere in discussione.


Dante Parisi è uno scrittore alle prese con la stesura del suo romanzo. A dargli man forte c’è Nathalie, la sua intrigante editor online, avuta “in omaggio” con il suo nuovo programma di videoscrittura assistita, con cui instaurerà un rapporto molto singolare. Parisi deve fare i conti con il suo alter-ego letterario, Benedetto Cruciani, personaggio di punta del suo libro, con cui divide la molteplicità dei piani narrativi che accompagnano tutta la storia. Cruciani é un uomo inquieto, ha lasciato il lavoro (si è “auto-esodato”,a sentir lui), e dedica parte del suo tempo a riflettere su se stesso e sulle sue ossessioni.

Quando iniziava a perdersi in queste divagazioni, era fatale che la sua mente finisse prima o poi con l’arenarsi nel ricordo della frase con cui, un giorno, la fidanzata degli anni dell’università lo aveva infilzato come un tordo: “Tu pensi queste cose. Sei strano!”.

Poche parole secche, pronunciate distrattamente come molte altre, ma che a distanza di così tanto tempo – e a differenza di lei – conservava ancora perfettamente scolpite in testa. Forse perché era vero: in fondo non aveva mai smesso di porsi le domande dei bambini. Quelle che agli adulti, appunto, sembrano strane. E non perché, nel frattempo, si siano dati delle risposte, ma semplicemente perché hanno smesso di farsele.

Cruciani si trova, suo malgrado, coinvolto in un inseguimento con annessa sparatoria, e sarà protagonista di una macchinazione surreale dai risvolti curiosi ed imprevisti. La storia di spionaggio fa da cornice alle dissertazioni in cui si cimentano Parisi e gli altri personaggi del libro. Le digressioni sono stimolanti, ma come ricorda spesso Nathalie, rischiano di creare una “grave emorragia di lettori”.

In un modo originale e provocatorio vengono affrontati temi quali la religione, la politica, la società, l’editoria. L’autore (a volte viene da chiedersi se sia Parisi o lo stesso Parmigiani ad argomentare!) ci fa presente quali siano le difficoltà per gli scrittori emergenti.

“Il pubblico ti si fila solo se viene rassicurato sul fatto che sei famoso. Magari per diventarlo ti sei dovuto fare un mazzo tanto, ma una volta che ce l’hai fatta sei in un ventre di vacca, se riesci a seguire il mio forbito eloquio. Come si dice in siciliano: “Fatt’a nnomina e va curcati”. Fatti un nome e poi riposati sugli allori,(..)”

Parisi è un cinefilo: molte sono le battute prese in prestito da film, e altrettanti i richiami cinematografici. È uno degli estimatori rimasti che al cinema resta seduto finché non ha letto tutti i titoli di coda.

“Se è fatto bene, un film ci tocca nel profondo, precipitandoci in una dimensione spazio -temporale lontana dalla realtà quotidiana”.

Ho trovato questo libro brillante. La molteplicità dei piani narrativi non appesantisce mai il racconto, anzi, lo rende ancora più interessante. Mettersi in discussione durante i dibattiti é facile, come facile é trovare affinità con i protagonisti, reali e non. Sembra quasi di essere seduti al cinema, anziché in poltrona a leggere un libro. Gli “intervalli” sono esilaranti, un toccasana per la narrazione insieme agli interventi surreali di Nathalie. Le brillanti intromissioni di quest’ultima sono geniali, un salvagente lanciato al lettore durante le argomentazioni a volte un po’ troppo prolisse. La scrittura é forbita, ma alla portata di tutti. Non è un testo superficiale quindi esige, e merita, molta attenzione durante la lettura, al fine di gustarne appieno le sfumature. È un libro che va maneggiato con cura.

“Per un verme nel rafano, il mondo è il rafano.” (…) “Ma il rafano che cosa c’entra?” “Santo cielo, è una metafora! Hai presente un pesce rosso che nuota tutta la vita in una boccia di vetro? Ecco, quello è esattamente il punto di vista di chi non ha voglia di scomodarsi a gettare lo sguardo oltre gli angusti confini del proprio microcosmo”.


Valerio Parmigiani (Milano, 1967) ha esordito nel 2015 con Bestiario Diplomatico (“Effepi Libri”), un sarcastico mémoir dedicato al decennio trascorso in carriera. Adora i gatti e il silenzio, ragione che lo ha indotto ad eleggere le colline fiorentine quale cornice ideale per ospitare la sua attuale incarnazione. Nella vita ha una sola certezza: quella che forse morirà. https://cassandrascrivens.wordpress.com/


Recensione a cura di:

rita calistri

 

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