Un figlio – Alejandro Palomas | Recensione

Titolo: Un figlio

Autore: Alejandro Palomas

Pagine: 166 – Prezzo: 13,60 euro

Casa editrice: Neri Pozza

Keywords: Psicologia, abbandono, rapporti familiari

Guille non ha niente in comune con i suoi compagni di quarta elementare: è taciturno, non ama il calcio e ha sempre la testa tra le nuvole. Sarà perché non si è ancora ambientato nella nuova scuola, dice suo padre, Manuel Antúnez, quando la maestra Sonia lo convoca d’urgenza in aula docenti. Sonia, però, scuote la testa. Quella mattina, prima dell’intervallo, ha chiesto agli alunni che cosa avrebbero voluto fare da grandi. C’è chi ha risposto il veterinario, chi Beyoncé, chi ancora l’astronauta, Rafael Nadal o la vincitrice di The Voice. Guille ha risposto… Mary Poppins.

Recensione

Di solito gli adulti si preoccupano quando hanno a che fare con un bambino triste oppure sofferente. Nella classe di Guillermo però la maestra Sonia la pensa diversamente, al punto da ritenere necessario l’intervento di Maria, l’orientatrice. Sonia accenna alla psicologa le preoccupazioni che ha riguardo Guille: il suo desiderio di voler diventare Mary Poppins; la separazione dei suoi genitori; e il fatto che in classe, essendo nuovo e avendo dei comportamenti diversi rispetto agli altri bambini, non venga molto apprezzato. Nonostante tutte queste cose però Guille appare ottimista ed entusiasta, e questo sembra non convincere totalmente l’insegnante.

«Credo che il Guille che vediamo sia il pezzo di un puzzle, e che, nascosto sotto questa felicità, ci sia un… mistero. Un pozzo da dove forse ci chiede di essere tirato fuori».

Il padre del bambino, Manuel Antunez, non è per niente contento degli incontri che suo figlio dovrà tenere con Maria; ma da genitore diligente, o probabilmente troppo stanco per affrontare un’ennesima problematica, acconsente alla decisione dell’insegnante. In questi colloqui con la psicologa Guille le parla poco di se; le pone invece molte domande e con il tempo le regalerà inconsapevolmente (o forse no?) tanti indizi per arrivare alla soluzione dell’enigma. Che ruolo ha Mary Poppins in tutta questa storia? E perchè la parola magica “Supercalifragilistichespiralidoso” compare nei disegni del bimbo insieme a scene di vita quotidiana che però non combaciano con alcune dichiarazioni?

La logica dei bambini a volte è così spiazzante e così… particolare che non lascia spazio a correzioni o commenti. Per loro le cose vanno in un verso o in un altro: le renne e i cammelli non volano perché non hanno le ali, ma una donna con gli stivali, il cappello con un fiore e un ombrello che parla sì.

In questo romanzo le voci dei protagonisti si alternano facendo conoscere al lettore i punti di vista di ognuno di loro: Sonia, la maestra preoccupata, che crede che Guille nasconda qualcosa e vada aiutato; Maria, l’orientatrice, che tra tazze di tè e musica classica cerca di dare un senso alle informazioni ricevute durante le varie sedute; Manuel, un padre single e disoccupato, che non accetta il lato eccessivamente sensibile e femminile del figlio e che mal sopporta la lontananza della moglie; e Nazia, l’amica pakistana di Guille, che nel tempo libero dà una mano nel minimarket della sua famiglia e si prepara con l’amico per la recita della scuola. Ovviamente anche Guillermo prende la parola e racconta come, a modo suo, gestisca la mancanza della madre; inoltre dimostra ai lettori come sappia affrontare, nonostante la giovane età, problematiche con le quali persino noi adulti molto spesso non riusciamo a confrontarci.

«Guille trascinava suo padre, ma non come fa un bambino quando trascina un adulto perché è impaziente o entusiasta di fare qualcosa, o quando ha fretta di arrivare a casa. No, non era per quello. Guille trascinava suo padre come un piccolo rimorchiatore trascina una nave stanca e alla deriva verso il porto».

La narrazione è incentrata prevalentemente sugli incontri di Maria e Guille: i silenzi scanditi dai ticchettii dell’orologio; le frasi lasciate a metà; e i disegni da interpretare. Il lettore è tenuto in pugno da una suspense fatta di anticipazioni e conclusioni tratte ma non palesate. L’autore sa incuriosire ed intrattenere utilizzando uno stile molto semplice che riesce ad alleggerire senza smorzare la complessità dei temi trattati, quali la mancanza di una persona cara e – tramite la storia di Nazia – le difficoltà che deve affrontare una bambina pakistana a causa della sua cultura. Le descrizioni ambientali e climatiche rendono tangibile l’atmosfera che accompagna le varie situazioni, consentendo al lettore di percepirne l’intensità.

“La cosa veramente strana è che, quando finalmente la si scopre, la verità non permette scelte a lungo termine. Ci obbliga ad agire, quasi sempre con urgenza.”

“Un figlio” è un romanzo dai toni psicologici con sfumature fiabesche. E’ un inno alla speranza e alla rinascita; dolce come lo zucchero che accompagna la pillola quando questa è troppo difficile da buttare giù, proprio come canta Mary Poppins. E a proposito di Mary: siamo proprio sicuri che il nome della psicologa sia solo una coincidenza?


Alejandro Palomas è nato a Barcellona nel 1967. Laureato in letteratura inglese, traduttore di Katherine Mansfield, Gertrude Stein, Willa Cather e Jack London, scritto romanzi come A pesar de todo, El tiempo del corazón (premio Nuevo Talento FNAC, 2002) e El secreto de los Hoffman (finalista Premio Torrevieja 2008), e racconti come Pequeñas bienvenidas. Con Tanta vita (Neri Pozza 2008) ha ottenuto un grande successo di critica e pubblico.

firma

Ringrazio la casa editrice Neri Pozza per avermi inviato il pdf di questo romanzo.

 

 

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