Tre parole – Angela Ferrari | Recensione

Titolo: Tre parole

Autore: Angela Ferrari

Prezzo: 14,00 euro – Pagine: 200

Casa editrice: BookaBook

Keywords: amicizia, fascismo, generosità

Voto: 3/5


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Nell’estate italiana del ’39, tre vite – o due e mezza, se contate alla maniera della nonna bolscevica – incrociano i loro destini: un bambino che considera il vocabolario la sua Bibbia, un cugino che vive da sempre in un mondo di letti e un uomo con un passato e un presente misteriosi e un futuro incerto. Come contorno, un maggiordomo dalla lentezza implacabile, i “ragazzi” (un cane, un pappagallo e una scimmia), una famiglia dai nomi indeclinabili, tre gentiluomini dai soprannomi eloquenti, un prete dai piedi pesanti, un giardiniere dal cuore leggero e, da un certo punto in avanti, un morto. Quell’estate è il tempo concesso a un incontro per trasformarsi in amicizia e il momento per capire che la conoscenza rende liberi. Liberi di fare la cosa giusta.


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L’idea: (3)

La quarta di copertina evidenzia una serie di personaggi alquanto strani e potenzialmente interessanti, della storia invece si evince ben poco. Già dalle prime pagine si capisce che quello che si ha tra le mani è un libro scritto da una persona che si diverte a giocare con le parole, come il protagonista della storia, Lucio, un bambino che vive in un periodo storico, quello del fascismo, piuttosto duro. Durante l’estate è costretto a lavorare nella bottega di un falegname per portare a casa qualche soldo da dividere con la famiglia, ed è proprio durante un lavoro in una villa che conosce Serdar Gulgol, il padrone di casa. L’amicizia che nasce tra i due li porterà a condividere momenti di svago, concentrazione e apprendimento, principalmente nelle stanze e nel giardino di Villa Iole.

In quella stanza era stato faciler per Serdar farmi fare mezzo giro del mondo: non esisteva luogo della Terra dove non avesse posato gli occhi, appoggiato i piedi, toccato con mano, a seguito di suo padre, esploratore geografico, e di cui non avesse libri, disegni e fotografie.

Sviluppo: (3)

Dall’ambiente povero ma allo stesso tempo caloroso della casa di Lucio, di cui si legge principalmente nei primi capitoli, si passa alle stanze più ampie e lussuose della villa di Serdar, nelle quali i due passano le giornate leggendo, mangiando dolci, sorseggiando tè e prendendosi cura del giardino e delle api. A loro si unirà presto Anselmo – il cugino di Lucio, costretto a letto a causa di tre ictus – che Serdar si offrirà di aiutare.Tutto sembre procedere in modo piuttosto lineare, diventando quasi noioso ad un certo punto, fino a quando il ritrovamento di un cadavere porterà un po’ di scompiglio rattristando gli animi e indirizzando il lettore verso il fulcro della storia.

Tecnica: (4)

La voce narrante è quella di Lucio e questo rende l’immedesimazione molto più facile. La caratterizzazione dei personaggi è essenziale. Il ritmo, piuttosto lento, permette di apprezzare al meglio determinate atmosfere ma risulta una scelta non ottimale in situazioni più stazionarie. I dialoghi tra i personaggi sono diretti e molto interessanti, soprattutto quelli tra Giobbe e Lucio, in cui il giardiniere utilizza metafore botaniche per esprimere determinati concetti. Il registro è formale e a volte un po’ troppo prolisso. Le citazioni a Salgari e altri autori, inserite nel testo, influenzano i pensieri e le azioni dei protagonisti. Ho trovato molto carina l’idea di riportare nel testo stralci di vocabolario, che indirizzano l’attenzione del lettore su determinarti vocaboli: peccato però che le parole scelte non siano particolarmente sconosciute e nemmeno così tanto significative da attribuire l’aggettivo geniale ad una scelta che, se sviluppata meglio, avrebbe potuto esserlo.

Degli alberi noi rimaniamo cugini […] i nostri piedi sono le radici, il corpo è il fusto, le braccia sono i rami e i capelli la chioma. Ad alcuni di noi è dato fare frutti, che sono i figli, altri sono come i sempreverdi, perchè sembrano non invecchiare e altri ancora non fioriranno mai, perchè destinati a morire giovani.

Intrattenimento: (2)

Non si tratta di un giallo, di avventura, di mistero; il che per me è un bene, perchè io amo le storie realistiche e anche piuttosto tranquille. In questo libro però la soglia dell’attenzione rischia di abbassarsi già da metà libro. La prima parte è interessante, perchè permette di conoscere i personaggi curiosi che popoleranno le pagine e gli ambienti in cui essi si muoveranno; la seconda molto meno, perchè la quotidianità prende il sopravvento. Fortunatamente, a qualche capitolo dalla fine, il ritrovamento di un corpo cattura nuovamente l’attenzione che resiste fino alla fine.

Emozioni: (4)

Tre parole è un carico di emozioni, sia positive che negative. Ciò che però è davvero fondamentale in questo libro è l’amicizia. Un’amicizia pura, genuina, intensa, leale. Un sentimento che unisce due persone diverse e le completa. Serdar è il personggio che più ho apprezzato: apparentemente in vantaggio, grazie alla sua condizione economica, sembra avere vita facile; invece è proprio lui quello probabilmente più in difficoltà di tutti. Il contesto storico lo penalizza, ma la sua cerchia di amici e la sua intelligenza gli permetteranno di superare un problema più grande di lui.

Tre parole è un libro intenso e delicato. Valorizza un sentimento importante in un contesto storico limitante e drammatico. Ho apprezzato i vari spunti che portano il lettore a ragionare su diversi aspetti e credo di aver colto tutti i messaggi nascosti tra le righe. Peccato però per la narrazione un po’ troppo prolissa e la mancanza di stimoli che mantengono viva e costante l’attenzione.


Angela Ferrari, originaria di Carrara, abita da sempre a Ivrea. Alla professione di architetto affianca la passione per la scrittura e il disegno.
Vincitrice di vari concorsi di narrativa, ha pubblicato diversi libri per bambini e adulti. Tre parole è il suo primo romanzo.


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