Tracce d’autore – Intervista a Kati Galli

intervista

Ho il piacere di inaugurare la rubrica “Tracce d’autore” con un’intervista all’autrice che ha scritto il libro che ho eletto come miglior libro di marzo: “Garofani di metallo”. Kati Galli è nata a Cremona, dove ha insegnato inglese dopo aver conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere Europee all’Università Cattolica di Brescia. Dopo una decennale esperienza commerciale approda alla scrittura con L’Araba felice, un’italiana tra i Mori (romanzo autobiografico pubblicato nel 2015) e Nero oltremare (2016). Garofani di metallo è la sua terza opera.

Benvenuta e grazie per aver accettato l’intervista…

1) Raccontaci un po’ di te: chi sei nella vita di tutti i giorni? Elenca 3 pregi e 3 difetti.

Credo che nessuno riesca ad essere davvero obiettivo, parlando di se stesso. Ecco quindi cosa dice mio marito di me, iniziando dai difetti. Mahmoud sostiene che mi innervosisco facilmente e che parlo troppo. Curiosamente nessun altro, tra familiari, amici e colleghi pensa che parli troppo. Al contrario di Mahmoud, il resto del mio mondo apprezza la parsimonia con cui peso e spendo le parole. Sarà che, causa i rispettivi impegni di lavoro, non trascorro molto tempo con mio marito, e quindi concentro in pochi minuti tutte le cose che gli devo dire. E se mi innervosisco, è perché non sempre mi ascolta. Il pregio che Mahmoud concorda con gli altri nell’attribuirmi è l’apertura mentale. Secondo lui deriverebbe dal fatto che leggo molto. In Egitto mi definiscono anche the quiet Italian: dicono che sono una persona tranquilla e posata.

2) Qual è lo stato d’animo che ti porta a scrivere?

Il mio approccio alla scrittura è stato terapeutico: un momento di apprensione per la mia salute fu la spinta necessaria per mettere finalmente nero su bianco storie che nascono da viaggi, incontri, contaminazioni culturali. “Almeno lascerò dietro di me qualcosa”, mi dissi, e ora ho all’attivo tre libri. Se all’inizio scrivere fu terapeutico, ora è una vera e propria missione: da italiana in quel d’Egitto voglio condividere con i miei connazionali la straordinaria ricchezza che vivere tra due mondi mi offre. E l’entusiasmo si rinnova ogni volta che concepisco una nuova idea.

3) In quale luogo e momento della giornata ti dedichi alla scrittura? 

Quando inizio un romanzo, la scrittura è frenetica: modello dalle 9,00 di mattina alle 5,00 del pomeriggio, per paura che lo slancio si esaurisca. Naturalmente devo conciliare la mia attività di scrittrice con la mia professione di insegnante, quindi non posso dedicarmi alla penna tutti i giorni. Ma quando scrivo, il mondo non esiste più…ci sono solo io e il mio personal computer: nemmeno i rumori di sottofondo riescono a disturbarmi, anzi, mi tengono compagnia. Anche della buona musica concilia la concentrazione. Non ho una stanza preferita in cui ritirarmi, proprio perché il contorno non è determinante.

4) Cosa cerchi nella scrittura? E nella lettura?

Non ho mai concepito la scrittura, come la lettura del resto, come puro svago, anche se l’aspetto ludico ha un suo peso. Scrivere significa rendere il lettore partecipe di tutti i libri che ho letto, i Paesi che ho visitato, le persone che mi hanno lasciato qualcosa, sia che siano entrate nella mia vita per restarvi, sia che abbiano incrociato il mio sguardo una volta sola. Non avrei potuto scrivere un romanzo a vent’anni perché sentivo di non aver vissuto abbastanza. Inoltre sono convinta che per aspirare ad essere buoni scrittori, bisogna prima essere (stati) avidi lettori. Non ci si improvvisa scrittori.

5) Indica il genere letterario che preferisci e un personaggio nel quale ti ritrovi.

Il mio maestro è William Somerset Maugham, autore di classici della letteratura inglese del ‘900, ma poco conosciuto, purtroppo, in Italia. Dalla lettura dei suoi romanzi di viaggio e delle sue novelle ho imparato la caratterizzazione dei personaggi in modo succinto. Tra gli scrittori italiani mi entusiasma Tiziano Terzani, per la passione delle idee e l’autorevolezza di chi uscì presto dalla propria “comfort zone” per scoprire l’altro, e raccontarlo in modo vivido e autentico.  E’ una tragedia che ci abbia lasciati troppo presto.

6) Da cosa trai ispirazione per far nascere nuove idee? Racconta la circostanza più strana dalla quale hai tratto spunto per qualche tua storia o personaggio.

Per deformazione professionale, raccolgo tutto ciò che mi capita sotto mano, come i bambini fanno con le cartine delle caramelle per trasformarle in barchette. Io rubo stralci di conversazione sull’autobus, fatti apparentemente insignificanti capitati a me o ad altri, ma anche fatti di cronaca attuale o remota. Nel mio secondo romanzo, Nero oltremare, mi sono ispirata alla storia di Mohamed Bouazizi (l’ambulante tunisino che si diede fuoco il 17 dicembre 2010, innescando la Rivoluzione dei Gelsomini) per ricamarvi sopra il protagonista maschile, arricchendolo di tratti inventati. I miei personaggi sono un collage di una miriade di persone e di esperienze. Fa eccezione il mio primo romanzo-saggio, L’araba felice, un’italiana tra i Mori, che è dichiaratamente autobiografico.

7) A chi fai leggere le tue bozze?

Mi piacerebbe sentire il parere di mio marito prima di proporre i miei lavori ad un editore, ma lui non parla italiano, quindi gli riassumo in inglese la storia e di solito ne è entusiasta, ma leggere è un’altra cosa. Mi piacerebbe riuscire a far tradurre i miei libri in arabo un giorno, almeno potremmo condividerli.

8) Quali sono gli elementi che secondo te dovrebbe avere un buon romanzo?

Mi piacerebbe poter dire l’originalità del soggetto, ma qualcuno sostiene che ormai tutto quello che poteva essere scritto è già stato scritto, e condivido. Se quindi è difficile essere originali, che lo sia almeno lo stile: ogni scrittore dovrebbe essere riconoscibile per il suo personale tocco, senza scimmiottare i grandi nomi o sforzarsi di piacere per forza. Io scrivo libri di nicchia, forse poco commerciali, e non mi arricchirò mai con la scrittura, ma è una scelta precisa, in linea con la mia personalità. Ogni scrittore dovrebbe evitare compiacimenti stilistici ridondanti che appesantiscono inutilmente le pagine e scoraggiano il lettore. Ma soprattutto dovrebbe evitare la banalità, vero e proprio spauracchio in cui faccio di tutto per non cadere.

9) Qual è stato il consiglio più importante che ti hanno dato? E tu che consiglio daresti a chi vorrebbe diventare uno scrittore?

Al primo anno d’università un docente, famoso per la severità dei suoi implacabili giudizi, mi suggerì di mettermi a scrivere e quando lo rincontrai l’anno dopo per il secondo esame, mi salutò così: “ecco la nostra scrittrice cremonese!”. Non l’ho mai dimenticato, ma, come ho detto sopra, avevo bisogno di “vivere di più”, e ci sono voluti altri vent’anni… A chi si affaccia ora al mondo della scrittura voglio dire: non svendetevi. L’ultima cosa di cui il mondo ha bisogno è l’ennesimo romanzetto usa e getta. Scrivete qualcosa che rimanga anche dopo che ve ne sarete andati, come le strade costruite dagli antichi Romani.

10) Stai lavorando a qualche nuovo progetto?

Dopo un romanzo autobiografico e due di fiction, lavoro ad un saggio dal luglio del 2016. Il tema è il terrorismo, il presunto conflitto di civiltà e i reali conflitti in corso di cui nessuno parla. Voglio offrire una lettura del mondo alternativa a quella dei salotti televisivi, con numerosi riferimenti storici. Speriamo di trovare un editore, quando il libro sarà completato tra qualche mese.

Vuoi dirci ancora qualcosa?

Non negatevi la possibilità di vivere molte vite attraverso occhi altrui: continuate a leggere. E, se ho suscitato la vostra curiosità, seguitemi sul mio blog. Non vi racconterò cosa ho mangiato a pranzo, ne’ vi annoierò con selfie scattati qua e là: pubblico articoli. Tutto qua: www.katigalli.com

Grazie per aver lasciato le tue “tracce” sul mio blog!

 

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