Sudeste – Haroldo Conti | Recensione

sudeste recensione

Titolo: Sudeste

Autore: Haroldo Conti

Pagine: 217 – Prezzo: 12,66 euro

Casa editrice: Exòrma Edizioni

Keywords: fiume, viaggio, vita


sudesteLa foce del Paraná non è tanto il riferimento a un luogo definito, ma il centro dell’universo che Haroldo Conti ci vuole mostrare: Sudeste è il vento che scuote questo universo. È la direzione da cui soffia quel vento che solleva e spinge il mare nel Delta. 11 Boga, un tagliatore di giunchi con gli «occhi da pesce moribondo», che conduce una vita sedentaria e monotona, decide dopo la morte del Viejo di avventurarsi sul fiume con una piccola barca sgangherata. Sono l’acqua, il vento, l’andirivieni tra i canneti a scandire le stagioni; il suo vagare silenzioso e solitario lo porta a sentire «quella specie di rumore che nasce nei luoghi da lungo tempo disabitati» e a scoprire un’umanità remota e sospesa.

Il fiume «a conti fatti, sembra diabolicamente astuto e torvo, e perfino crudele», una specie di demone arbitrario che governa i destini di esseri duri e taciturni che vivono pescando e raccogliendo giunchi. Gente che mangia gallette rafferme e pesce che sa di fango e ama più i cani che gli uomini. Il Boga giorno dopo giorno perde interesse per qualsiasi altra cosa che non sia questo vagare seguendo i suoi pesci. Quello che accade sembra niente ma è il tutto, il dipanarsi di una vita: fatti minimi che riempiono i giorni e incontri violenti con personaggi oscuri in mezzo a isole dal profilo illusorio, sopra un fiume che somiglia all’eternità.


Un fiume, una barca, un solitario: gli elementi di un romanzo che dovrebbe sicurmente piacermi. Invece ammetto di aver avuto più volte l’istinto di interrompere la lettura; non tanto per colpa sua, quanto per le mie aspettative. Non è un vero e proprio romanzo di formazione e non è una vera e propria avventura. Per quasi due terzi del libro non accade nulla di particolarmente rilevante, ma fortunatamente verso la fine le cose migliorano. Ma partiamo dall’inizio.

Il Boga, il protagonista, lavora con il Vecchio sul fiume. Quando il Vecchio muore, il Boga decide di avventurarsi sul Rio de la Plata con una barchetta sgangherata e qualche oggetto di prima necessità. Mentre il Boga rema senza una meta, l’autore ci propina termini tecnici sulla pesca e sulle barche che creano un po’ di confusione ai “non addetti ai lavori”. Il Boga è un personaggio duro, freddo e solitario. Prende la vita come viene e non si fa troppi scrupoli o programmi.
Il fiume non ha sentimenti, ma molto spesso dà l’impressione di essere di umore malinconico. L’uomo si trattiene vicino alle sue acque e osserva con una certa nostalgia quella sussurrante vastità, come se avesse perduto qualcosa di molto amato e assolutamente fondamentale…
Le stagioni passano al ritmo del fiume. Un ritmo prevalentemente costante, lento e privo di rilevanti scossoni. Le giornate si alternano tra momenti di pesca e incontri con personaggi singolari che a volte vanno e altre vengono per restare. E’ infatti con l’Omino, il cane, il Lungo e la Bionda che si assiste ad un “cambio di rotta”, in cui l’atmosfera diventa più violenta e avvincente, di cui però non vi anticipo nulla visto che si tratta dell’ultima parte del libro.
La scrittura di Haroldo Conti è molto descrittiva e poetica. Il viaggio del protagonista, in cui poche volte accade qualcosa di rilevante, potrebbe essere paragonato alle nostre vite, effettivamente molto spesso monotone. Anche il suo modo di affrontare la giornata, privo di entusiasmo e rassegnato al volere del Rio, mi ha ricordato quei momenti in cui anche io mi lascio “trasportare dal fiume”.
Solo girando l’ultima pagina ho capito che quella che mi sembrava una storia apparentemente senza senso, è in realtà la storia della vita – che in effetti, come canta Vasco Rossi, un senso non ce l’ha. Sudeste è un misto tra un’avventura e un romanzo di formazione. Sudeste invita il lettore a salire sulla barchetta sgangherata insieme al proagonista e ad affontare la vita così come viene…Che sia la scelta giusta o meno, lo scoprirete soltanto alla fine!

Haroldo Conti (1925-1976) è stato uno scrittore e giornalista argentino. Nel 1962 vince il premio Fabril per il suo primo romanzo Sudeste con cui diventa una delle figure di riferimento della cosiddetta «Generación de Contorno». Pubblica inoltre i romanzi Alrededor de la jaula e En vida. Nel 1975 pubblica il romanzo Mascaró, el cazador americano, che vince il Premio Casa de las Américas (Cuba), tradotto in Italia con prefazione di Gabriel García Márquez, Milano, Bompiani, 1983. Il 5 maggio 1976, a seguito del golpe militare in Argentina, Haroldo Conti viene sequestrato. Il suo nome figura fra quelli dei desaparecidos. Molti anni più tardi il Generale Videla fu costretto ad ammettere il suo omicidio; probabilmente Conti è stato gettato in mare come molti suoi connazionali.


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