Roba degli altri mondi – Arsenio Siani | Recensione

roba degli altri mondi

Titolo: Roba degli altri mondi

Autore: Arsenio Siani

Pagine: 105 – Prezzo: 3,99 euro (ebook)

Casa editrice: Officine editoriali

Genere: Urban fantasy


Le giornate di Fabrizio scorrono tra l’ossessiva ricerca di un lavoro per risollevare le sorti della sua famiglia caduta in disgrazia e lunghe passeggiate sena meta che lo portano, a sera, davanti alla porta del bar dove lavora Federica, la ragazza dei suoi sogni. Triste e depresso, da qualche tempo è preda di sogni inquietanti e le apparizioni di una figura che sembra dettargli dei comportamenti lo lasciano prostrato e debole.
Nel tentativo di dimenticare ogni volta questi fenomeni, cerca di condurre una vita normale. Trova lavoro come lavapiatti in un ristorante che sembra una bettola ma la generosità di Antonio, il proprietario, lo mette a proprio agio e l’improvvisa vicinanza di Federica gli fa intravedere i primi miglioramenti. In un incalzare di situazioni e stati d’animo, pur provato dai suoi sentimenti contraddittori, Fabrizio illumina la vita di Federica che aveva abbandonato per sempre un sogno…. Ne resta piacevolmente coinvolto, ma non ha fatto i conti con i Maestri e con il suo dominante. Chi sono i Maestri e cosa vogliono da lui? Cosa ha sbagliato per meritarsi le loro ire? Da dove vengono? Riuscirà Fabrizio a rispondere a tutte le sue domande?


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Si può scrivere un romanzo fantasy che non sia solo una semplice accozzaglia di personaggi fantastici, ma che mescoli i suddetti elementi al quotidiano, con le sue problematiche e i suoi dolori? Certo che si può. Anzi, sarebbe auspicabile. Per il solo motivo che in questo caso il fantasy potrebbe ergersi a metafora della nostra vita e delle sfide che quotidianamente dobbiamo affrontare per darle un senso, oltre che per dare un senso a noi stessi. E si può dire che questo è proprio ciò che prova a fare Arsenio Siani con il suo “Roba degli altri mondi”. Ci è riuscito? Proviamo a stabilirlo.

“Roba degli altri mondi”, pubblicato nel 2013 da Officine Editoriali, è il romanzo d’esordio di Siani, 33enne originario della provincia di Salerno ma da diverso tempo trapiantato a Siena. Si tratta del primo capitolo di una trilogia, che pur essendo un fantasy, colpisce per la chiara propensione dell’autore a narrare una storia attingendo dalla vita reale, probabilmente la sua. E qui la prima “novità”: un fantasy che parte dall’autobiografia. Niente male come idea.

Il protagonista della storia è Fabrizio, un ragazzo di 26 anni che cerca di rimanere a galla in una vita tutt’altro che semplice: una laurea inutile in giurisprudenza, precarie condizioni economiche e la continua ricerca di un qualsiasi modesto impiego per riuscire a pagare l’affitto di un posto letto, nonché nel tentativo di sistemare la problematica situazione famigliare che vede i genitori indebitati fino al collo. Se poi ci mettete l’amore per una ragazza a cui non ha il coraggio nemmeno di rivolgere la parola, il quadro è completo. Fabrizio, insomma, è disperato. Talmente disperato che si trova ormai in uno stato di costante depressione, vittima di una solitudine asfissiante e di un senso di fallimento che gli hanno tolto ogni piccola speranza in un futuro migliore.

Ma poi finalmente qualcosa sembra muoversi per il verso giusto: trova lavoro come lavapiatti in un ristorante, il cui proprietario Antonio, all’apparenza burbero ma in realtà dal carattere amabile, lo prende in simpatia. E inoltre, cosa non meno importante, riesce pure a rivolgere la parola alla ragazza di cui è innamorato, che lavora come cameriera in un bar ma che un tempo aveva davanti a sé una promettente carriera artistica da pittrice, poi abbandonata per via di questioni famigliari non meno complicate di quelle di Fabrizio. I due si conoscono, si piacciono, e cercano di comprendere e alleviare l’uno i dolori dell’altra. Il miracolo dell’amore e dei rapporti umani, no?

Peccato che in tutto questo, Fabrizio sia tormentato da una figura inquietante, un uomo con un cappello che, dapprima in sogno e poi nella realtà sotto forma di quelle che hanno tutta l’aria di essere spaventose allucinazioni, lo perseguita e gli parla di qualcosa di raccapricciante: gli dice di esser stato mandato dai Maestri, fantomatiche entità sovrannaturali che regolerebbero gli equilibri cosmici, per ristabilire un ordine che Fabrizio avrebbe messo, in qualche modo, in pericolo. E come se non bastasse, la situazione sarebbe ormai così grave da essere irreparabile, al punto che, dice il tizio col cappello,

“la soluzione è una sola. Quando una mela è marcia va tolta dal cesto, prima che contamini tutte le altre”,

e gli dà appuntamento di lì a due giorni, facendogli intendere che di lì a due giorni per lui sarebbe stata la fine.

E il romanzo narra proprio gli avvenimenti di questi ultimi due giorni di vita. Purtroppo, però, questo aspetto si rivela un boomerang per l’autore, dal momento che in questi due giorni fa succedere al povero Fabrizio molte, troppe cose, che finiscono per compromettere la verosimiglianza della storia. In un certo senso, non è tanto il numero di eventi che si verificano, quanto ciò che essi provocano nel protagonista e nel suo modo di comportarsi, che danno al romanzo un’aria di artificiosità. Probabilmente anche perché il libro in sé è breve, soltanto 82 pagine di file pdf (l’opera è disponibile soltanto in formato e-book), decisamente poche per una storia che, per come è stata impostata, avrebbe necessitato di un’accurata introspezione psicologica dei personaggi. Siani prova a farlo, ma il risultato, come detto, risulta alquanto artificioso. Ma analizziamo gli eventi e i personaggi in questione per capire meglio.

Nei due giorni di narrazione, Fabrizio passa dalla disperazione iniziale all’assunzione al ristorante che gli dà l’impressione che tutto possa finalmente sistemarsi. E fin qui ci sta: chi è che non prenderebbe un’opportunità di lavoro come una meritata e provvidenziale boccata d’ossigeno? È il conseguente rapporto di complicità col suo datore di lavoro, però, che sembra nascere un po’ troppo in fretta… A conti fatti, nel giro di sole ventiquattro ore. Non solo: nel ristorante conosce la moglie di Antonio, Renata, ex prostituta strappata alla strada che gli fa subito delle avances in maniera sfacciata e grottesca. Questo, a mio parere, è il personaggio meno riuscito del romanzo, che viene presentato come una donna svampita che ci prova con tutti perché “la carne è debole” e “le cattive abitudini sono dure a morire”. Come analisi psicologica di una donna con un passato da vittima di sfruttamenti da marciapiede sembra piuttosto superficiale, e in un certo senso, l’ho trovato anche un po’ inelegante nei confronti della categoria. E a rendere Renata un personaggio così “finto” c’è la scena in cui è lei stessa a fornire, in un’accorata e autocommiserativa confessione a Fabrizio, la grossolana interpretazione psicologica dei propri atteggiamenti provocanti nei confronti degli uomini. Il fatto è che certe idee su come prendere i personaggi di una storia non andrebbero messe in bocca ai personaggi stessi, ma instillate con maestria nella mente dei lettori senza che quelli nemmeno si accorgano che è stato il narratore a farlo. Qui sta la bravura di chi scrive.

La sera stessa, poi, Fabrizio va nel locale dove lavora Federica, la ragazza di cui è innamorato. Si ubriaca platealmente, vomitando sul pavimento, e si convince di essere ormai un fallito ai suoi occhi. Ma il giorno dopo ritorna, scambiano due parole e la invita a uscire. Lei accetta subito e lo trascina in un altro locale, molto più underground, dove immediatamente si lasciano andare a confidenze e discorsi profondi, che finiscono in un bacio intenso e la sensazione che sia già nato, nel giro di un paio d’ore, un sentimento intensissimo fra i due. Magari nella vita reale fosse così facile…! Però chissà, magari i colpi di fulmine esistono, quindi va bene, permettiamoci di sognare, ogni tanto.

Il giorno dopo ancora, Fabrizio torna da Federica mentre lavora. Anche questa volta la scena vuole essere emotivamente forte, con la ragazza che gli racconta il proprio doloroso passato e i tragici eventi che l’hanno portata ad abbandonare i suoi sogni di artista. Segue un lungo discorsone intriso di una retorica un po’ stucchevole da parte del protagonista su come non si debbano abbandonare i propri sogni, con conseguente pianto a dirotto della ragazza. A proposito, questo è un elemento che ritorna spesso nel libro, e che purtroppo ancora una volta mi ha colpito negativamente: si piange troppo. Quasi tutti, almeno una volta, piangono. Numerose sono le scene in cui Fabrizio, Federica, Renata, e addirittura una vecchina che compare verso l’inizio in una scena secondaria, scoppiano a piangere per qualche motivo. Bisognerebbe stare attenti a costruire scene emotivamente intense e toccanti senza cadere nel facile e lacrimevole sentimentalismo. In questo libro, mi sento di affermare, Siani non ci riesce mai.

D’altra parte, sono presenti alcune idee molto buone, che riguardano soprattutto il versante fantasy della storia. Ad esempio, ho trovato inquietante al punto giusto il personaggio dell’uomo col cappello, che compie le sue apparizioni in un buon ritmo di angoscia e tensione, così come convincente e piena di spunti interessantissimi è la situazione (che viene spiegata solo nell’epilogo e che pertanto non sveliamo, così da non spoilerare niente a nessuno) di messa in discussione degli equilibri cosmici involontariamente posta in essere dal protagonista. Infatti, anche solo dall’epilogo – che sono sicuro piacerà agli appassionati del genere – si potrebbe trarre una sceneggiatura per un film fantascientifico di tutto rispetto. Forse è addirittura un peccato che questo spunto riveli tutte le sue potenzialità soltanto alla fine: i cultori del genere avrebbero sicuramente apprezzato una maggiore attenzione alla sfera del sovrannaturale durante lo svolgimento dell’intera storia.

In definitiva, mi sento di inquadrare “Roba degli altri mondi” sotto due ottiche diverse, che l’autore ha cercato di unire: la prima, quella per cui si potrebbe parlare quasi di un romanzo di formazione, con l’approfondimento della vita e dell’interiorità dei personaggi, e la seconda, quella del romanzo fantasy a tutti gli effetti. Idea lodevole, questa. Un po’ meno il risultato, che ho trovato scarso, nel primo caso per via di una eccessiva e spiacevole superficializzazione dei caratteri, e nel secondo per via di una sorta di rammarico nel vedere “sprecato” un così ottimo spunto fantascientifico che sarebbe stato in grado di appassionare moltissimo i lettori. Non resta che leggere i successivi due capitoli per scoprire il seguito della storia.


giuliano petrigliano tracce d'inchiostro

Ringrazio l’autore per avermi inviato una copia del libro.

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