Recensione “La donna dal taccuino rosso” di Antoine Laurain


 
Titolo: La donna dal taccuino rosso
Autore: Antoine Laurain
Editore: Einaudi
Pagine164
Prezzo: 14.45
Genere: Narrativa
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TRAMA:
Una molletta per capelli, una boccetta di profumo Habanita, qualche vecchia fotografia, una bottiglia di Evian da mezzo litro, un fermaglio con un fiore di stoffa azzurro, una penna a sfera Montblanc nera, un paio di dadi rossi, tre sassolini sicuramente raccolti in luoghi significativi, un romanzo di Patrick Modiano con dedica, un portachiavi dorato con incisi alcuni geroglifici, un accendino, una ricetta delle animelle di vitello strappata da una rivista femminile, un burrocacao, una bustina di Efferalgan, un taccuino rosso con annotata una lunga lista di “Ho paura…” e una di “Mi piace…” Ecco cosa può esserci nella borsa di una donna, ed ecco cosa c’è in quella color malva che, un mattino, il libraio Laurent trova abbandonata su un marciapiede nelle strade di Parigi. La proprietaria, aggredita e rapinata da un ladro la notte precedente, si è rifugiata in un albergo poco distante. Prende una camera e si addormenta, convinta di non aver bisogno di cure. Il giorno successivo, però, il concierge la trova in coma e chiama subito i soccorsi. Contemporaneamente, Laurent comincia a sfogliare il taccuino della donna misteriosa. Rimane affascinato dai suoi pensieri, si perde fra annotazioni, sogni e ricordi. Gli sembra una pazzia, ma decide di cercarla. Da dove cominciare, però? L’unico indizio a sua disposizione è la dedica di Modiano, un vago “A Laure, in ricordo del nostro incontro sotto la pioggia” scarabocchiato sul frontespizio.

RECENSIONE:

Qualcuno la chiamerebbe violazione della privacy, qualcun’altro curiosità, qualcun altro passatempo. Io la chiamerei “rispetto egoistico”. Ma per capire di cosa sto parlando è meglio addentrarci nel libro. Come annuncia la trama, un libraio parigino (Laurent) trova per strada una borsa piena di oggetti personali, esclusi i documenti che farebbero risalire direttamente alla proprietaria. Dopo aver tentato la strada più facile senza immediato successo, ovvero consegnarla alla polizia, prova a risolvere il mistero da solo. Esamina così ogni oggetto al suo interno mettendo a repentaglio la sua attuale relazione affettiva, rendendo maggiormente stimolante il rapporto con sua figlia e addentrandosi sempre di più nella vita privata di questa sconosciuta.

“Fino al giorno in cui senti, prima confusamente, poi in modo sempre più chiaro, che l’uomo che stai diventando è l’esatto contrario di ciò che sei davvero. Dapprima questa dissonanza la vivi come un gran peso – in principio i soldi che guadagni sono una compensazione, poi questo non basta più. Il divario ideale-reale è troppo grande. Al peso segue l’angoscia, all’angoscia l’intollerabile idea che ti stai rovinando la vita – o addirittura che l’hai già fatto.”

Dovrà interpretare geroglifici, interrogare uno scrittore famoso, spacciarsi per una persona che non è e occuparsi dell’alimentazione di un animale non suo e molte altre cose…
Tutto questo per cosa?? E’ una domanda che Laurent si fa molte volte e a cui molte volte non riesce a darsi risposta. Mentre Laure, la proprietaria della borsa in coma in ospedale, non ha la minima idea di quello che l’aspetta al suo risveglio. Durante “l’indagine” di Laurent i tasselli del puzzle si congiungono e le risposte arrivano, insieme a sentimenti inaspettati e a nuove consapevolezze. 
Fresco, misterioso, ironico, scorre velocemente anche se, a causa dei dialoghi non segnalati dalla solita punteggiatura, a volte risulta poco chiaro. 

“…Portavano la data e l’ora esatta in cui mi trovavo lì. Credo che incollassi quegli elementi come “prove”. Dovevano aiutarmi a situarmi nel mondo e più in generale a dimostrarmi che esistevo. Evidentemente in giorno non ne ho avuto più bisogno, dato che il diario si è interrotto e ho smesso di raccontare la mia vita – ho solo tentato di viverla.”

MIA OPINIONE:
Questo libro mi ha fatto riflettere, come Laurent, sul perchè della sua indagine. O meglio, sulla domanda che la gente gli avrebbe potuto fare sul perchè della sua indagine. Mi sono chiesta: ma davvero è così strano? Davvero una persona che dedica parte del suo tempo e risorse per aiutare un’altra persona dev’essere interrogata ed etichettata, al posto di venire elogiata per il suo gesto ammirabile? E’ questo che vi ho accennato prima. E’ vero, a volte Laurent ha superato alcuni limiti, per varie motivazioni, ma se fatto in buona fede non vedo che male ci sia. 

VOTO:

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