Portici di carta, la mia esperienza | Tracce di me

Inauguro questa nuova rubrica, in cui vi parlo un po’ di me, raccontandovi la mia esperienza a Portici di Carta 2018.

Prima di tutto dovete sapere un paio di cose:

  • non sopporto fare bagni di folla
  • sono piuttosto pigra e amo la tranquillità e la riservatezza delle mura domestiche
  • prediligo la compagnia di “pochi ma buoni” e preferisco ascoltare piuttosto che parlare

Quando sono obbligata ad uscire dalla mia “zona di comfort” per cause di forza maggiore lo faccio, ma il tamburellare delle mie tempie e la stretta allo stomaco mi domandano in modo ridondante: “Ma non potevi startene tranquilla a casa?”.

Portici di Carta è una delle poche occasioni, in cui sono consapevole di dover stare in mezzo a tantissima gente, che mi spinge ad uscire comunque di casa.

Torino, arriviamo!

Con una leggera trepidazione io e Andrea, il mio compagno, arriviamo a Torino intorno alle ore 16.00. Ci parcheggiamo a pagamento spendendo ben 6 euro per circa 2 ore (un furto!) e ci avviamo verso Via Roma. L’ansia prende il sopravvento per la paura di non riuscire a vedere tutto, per la folla in cui dovrò immergermi e per il portafoglio che piangerà. Poi, all’improvviso, non sento più niente. Dal fiume umano dentro il quale sto per tuffarmi spuntano, come ancore di salvezza, le bancarelle straripanti di libri. Mi sento spintonare, voci attutite raggiungono le mie orecchie, e la mia vista sembra offuscata come se il cervello avesse azionato il filtro “sfocatura” sui miei occhi. Vedo solo libri.

Le gambe proseguono con il pilota automatico una bancarella dopo l’altra, e lo sguardo scorre veloce tra le copertine alla ricerca di un titolo particolare o di offerte imperdibili.

Nonostante la “fretta”, non mi agito. Sono nel qui e ora, nel momento e nel luogo perfetto. Mi faccio strada tra le braccia e le mani degli altri lettori che, come le mie, scavano alla ricerca di possibili tesori.

La caccia al tesoro

Salto le bancarelle dell’usato – davvero troppo usato; salto le librerie, perchè in fondo ci posso sempre tornare; salto la zona bambini perchè, tra le altre cose, mi sono dimenticata di dirvi che sopporto poco la confusione che creano. Mi soffermo invece alla bancarella di Libraccio e in qualcun’altra con libri a metà prezzo o comunque scontatissimi, in cui acquisto titoli già conosciuti e presenti da tempo nella mia wishlist.

Come un caterpillar proseguo la mia strada senza guardare in faccia nessuno. Per gli acquisti ci pensa Andrea, al quale porgo i libri che desidero comprare lasciando a lui l’onere di relazionarsi con il venditore. Quando però l’umano che mi trovo di fronte è un editore con cui ho già avuto a che fare in passato, sono obbligata a togliermi il mantello dell’invisibilità e uscire allo scoperto. Con mia sorpresa apprendo anche che non è male come sensazione. Pronuncio: “Ciao, sono Debora di Tracce d’inchiostro” con un po’ di timidezza e con la paura di sentirmi rispondere: “Chi, scusa?‘”, e invece vengo riconosciuta con entusiamo. Apprezzo molto l’occasione e spero che il mio essere poco loquace non venga interpretato malamente.

Il bottino

Sono consapevole di non aver fatto grandi affari, di non aver scovato rarità e di non aver visto davvero tutto ciò che Portici di Carta offre tra passeggiate letterarie, appuntamenti e novità. Però ho ricevuto un regalo prezioso: ho realmente vissuto quelle 2 ore. Può sembrarvi sciocco, ma se come me siete ansiosi, e la cosa vi porta ad avere pochi momenti nei quali riuscite davvero a godere di ciò che state facendo, so che potete capirmi.

Ovviamente non posso finire il post senza mostrarvi i libri che ho acquistato, quindi ecco a voi il mio bottino!

Ci vediamo il prossimo anno a Portici di Carta!


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