L’invitato – Massimiliano Alberti | Recensione

Titolo: L’invitato.

Autore: Massimiliano Alberti

Casa editrice: Edizioni Infinito

Prezzo: €14,00 – Pag: 218

Keywords: amicizia, indolenza, arte.


invitato bookhaulTre amici, quelli di sempre. Leo, Kevin e Tom. Dopo anni di scorribande nella sonnolenta Trieste, la loro città, si separano per poi ritrovarsi a Vienna. Qui è Tom a convocare Leo – vero protagonista del libro – e Kevin, per coinvolgerli nel progetto di una galleria dedicata alla Pop Art. Ma, in un susseguirsi di colpi di scena e di innamoramenti, tra alcol, eccessi e grame figure, sempre sul filo dell’autoironia, devono via via fare i conti con le loro differenze caratteriali e con una stridente diversità di aspettative. Un disilluso affresco della nostra società in una Vienna che fa da cornice classica a uno stile… del tutto Pop.

 

 

 

 


L’invitato” é la storia del legame profondo che unisce tre ragazzi triestini.

“Che cosa ne pensi della nostra amicizia?”
“Direi che siete un brutto difetto.E come tutti i brutti difetti, è meglio imparare a conviverci”. (..) Ma più che a un brutto difetto, pensai che si trattasse di un terribile vizio.Il che, è ancora peggio.

I tre amici di una vita si ritrovano, dopo un periodo di lontananza, nella capitale austriaca, per dare vita ad un nuovo progetto, ovvero l’apertura di una galleria d’arte (“La Brothers Art Gallery”appunto) dedicata alla Pop Art.

“La Pop Art rispecchia la nostra immagine.(..)La Pop Art in un certo senso siamo noi. (..)La ragione? Quella per la quale siamo ossessionati dal materialismo e dal piacere di associare gli oggetti a una certa persona, rendendoli parte integrante della nostra esistenza, del nostro carattere e della nostra personalità. (..)L’artista Pop non ha bisogno di dimostrare nulla, se non la stessa popolarità del suo oggetto.”

Il libro stesso è un piccolo cammeo per omaggiare questa corrente artistica. Molto bella la copertina, con l’opera “Marilyn Smokin” di Steve Kaufman, ospite d’onore, suo malgrado, del racconto.
Tommaso Bertelli, Kevin Fortis, Leonardo Belli, sono i personaggi sopra le righe che ci accompagnano in questa storia.
Tom è la mente: suo é il progetto, e suo il capitale investito. Un tipo cinico, vizioso quanto basta, che convive con i suoi limiti ponendosi dei paletti su cui non transige. È eccentrico (vive in una “bolla di vetro”), pieno di sé e con personalità. Adora i suoi amici (tanto da consentirgli di dormire tutti insieme nel lettone), ma è pronto a sacrificarli in vista di un possibile tradimento. Un personaggio unico, che ho letteralmente adorato.
Kevin è “la macchietta”del gruppo. La sua balbuzie sembra renderlo ancora più sensibile e vulnerabile. Il sognatore per antonomasia.
Infine, Leo, la voce narrante e vero protagonista. Insolente, ironico. Sempre fuoriluogo, sia per se stesso che per gli altri.

“Se la dignità é una serie prolungata di conferme e di meritevoli conseguenze,allora la mia può considerarsi un’autostrada in continua interruzione per lavori in corso.”

Leo si confronta con il prossimo con una schiettezza disarmante. Ciò lo rende antipatico, inopportuno, e lo conduce sempre in situazioni scomode. Al lettore non sfuggirà il suo disagio interiore, il suo malessere costante. Una malinconia di fondo che ci accompagnerà per tutto il racconto. Ciò nonostante ci entrerà nel cuore, e non potremmo non parteggiare per lui nonostante i suoi errori.
Ma non voglio svelarvi altro sulla trama. Sono convinta che questo libro meriti di essere scoperto pagina dopo pagina.

“Dunque lo scopo di uno scritto, benché ritenuto valido in quanto tale, non è il voler stupire con storielle ostentate e talvolta rese banali per la smania di concludere e affermarsi, ma di accompagnare i lettori per mano nel percorso più intimo della propria mente. E non esistono messaggi così profondi che possano spingersi tanto lontano, se non nel raccontare le immagini di quello che vorremmo realmente vedere.”

Massimiliano Alberti ha uno stile impeccabile. Le parole tessono una trama precisa, puntuale. La storia incalza tenendo il lettore incollato alle pagine. I dialoghi sono vivaci, irriverenti, ironici, ilari. Quasi impossibile credere che questa sia l’opera prima dello scrittore. Senza dubbio ve lo consiglio.


Massimiliano Alberti nasce a Trieste nel 1979, in quel cantuccio di terra cosmopolita che ha fatto da arena a molti artisti e scrittori di fama internazionale, come James Joyce, Italo Svevo e Umberto Saba. Non ancora finito di terminare gli studi universitari, è assunto in una delle aziende più importanti nel mondo del caffè. Il lavoro, però, lo porta a trascorrere molto tempo via da casa, dove nei momenti di solitudine coltiva la passione per i libri e la scrittura; l’amore per la sua azienda, rinomata per la continua ricerca dell’eccellenza, influenza non di poco il suo futuro modus operandi. Se il miglior espresso deriva da un’attenta selezione fatta chicco per chicco, così lui studia altrettanto parola per parola. Nipote dello scultore Tristano Alberti, cresce fra i bozzetti, i quadri e le statue del nonno. L’influenza artistica, dunque, lo incoraggia a prendere la penna fra le dita sino a trasformare i suoi pensieri in uno scritto. E il 24 maggio 2017, Infinito Edizioni accetta la sua proposta alla pubblicazione. L’invitato è il suo romanzo d’esordio, alla cui scrittura ha dedicato anni della sua vita.


Recensione a cura di:

rita calistri
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