Le conchiglie – Renato Minore | Recensione

le conchiglie

“Recensioni di autori contemporanei emergenti e vincitori di concorsi”


LE CONCHIGLIE – Renato Minore

La mappa non è il territorio.
Il nome non è la cosa designata.
Gregory Bateson
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Approdò sulla spiaggia
assetato di mistero.
C’era la promessa o premessa
per una equa meditazione universale
sui beni prossimi o remoti
dell’esistenza.
Ma il calco della mano lo ridusse a ciò che conosceva
o sperava.
Era poco fumo che svapora.
Pensava alle conchiglie capricciose figlie del caos.
Da qualche parte
– il posto non sapeva
neppure dove collocarlo,
nel buiore della mente
o nell’universo delle forme
sempre possibili e difettive –
dovevano pur esserci
le stralunate particelle:
se le osservi, stanno meravigliate a osservarti
e tutto è nello specchio di quello sguardo che si specchia.
Spinse l’occhio all’orizzonte.
Attese.
E nulla in vista, mio provvido signor Comandante.
n liquido si raggrumò nel friabile tunnel
di particole del mondo.


In questa poesia di Renato Minore appaiono evidenti forme di esistenzialismo: l’uomo disegnato in tutte le sue fragilità terrene è preda delle ombre mentali. Un essere che riflette sui beni, sullo scorrere lento e ordinato della vita, e che fa il possibile per approdare alla riduzione del sapere nella misura di se stesso. L’umanismo protagoreo, rispecchiato fra le mani, è parte integrante dell’uomo, come fulcro del discorso, proprio perché caratteristica speculare di un intimo tormentato universale. Ivi si immergono “stralunate particelle” in movimento, come ipotetica espressione dell’atomismo. Numerose sono le combinazioni tramite le quali il poeta spiega il mondo nei suoi aspetti; quantitativi e misurabili delle cose; fino a raggiungere lo sguardo immerso all’orizzonte – caratterizzato da un inconsistente strato cosmico di materia liquida addensata. I suoi versi sono associati a dei tòpoi, è forse nelle intenzioni di Minore allacciarsi all’idea dell‘immortalità della psiche.


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