La voce che non conosci – Marianna Iannarone | Recensione

la voce che non conosci

Titolo: La voce che non conosci

Autore: Marianna Iannarone

Pagine: 118 – Prezzo: 13,00 euro

Casa editrice: Eretica edizioni

Keywords: riflessioni, illegalità, amore malato

Una storia d’amore tormentata quella fra Angelica e Diego, due ragazzi irresponsabili che vivono di espedienti. La tossicodipendenza, la trasgressione, l’abbandono di un figlio, la criminalità, uno status sociale, l’abitudine, la fragilità, la violenza, l’accoglienza, un processo penale, il conflitto genitori e figli, l’illegalità, l’adolescenza e le cattive compagnie, tessono il destino di molte altre persone, legate in qualche modo ai due amanti. La voce che non conosci è quella di chi ami.


Se state cercando una trama consistente, un’analisi dettagliata delle situazioni e uno svolgimento lineare della storia questo libro non fa per voi. Posso definire “La voce che non conosci” un romanzo di formazione quindi preparatevi ad entrare in un vortice di emozioni e pensieri che vi obbligheranno a riflettere…

«Non dimenticare chi sei, da dove vieni, quello che eri, conosci anche la persona che sei oggi, cosa hai fatto per diventare ciò che sei, e considera quello che ora hai e non lasciartelo sfuggire. Il prezzo della libertà e della felicità è sempre alto.»

In questa storia tutto ruota intorno a Diego, un personaggio particolare, con un passato difficile ed un presente composto da droga, tradimenti, tatuaggi, illegalità ed infine amore. L’amore in questione però è un amore malato, una dipendenza. L’amore che scatta tra Diego e Angelica deve la sua nascita ad un biglietto scritto con le lettere ritagliate dai giornali, ad un furto di quadri dai musei e a delle informazioni “rubate” ad un vicino di casa carabiniere. Angelica è nel pieno dell’adolescenza: si ribella ai suoi genitori, non valuta fino in fondo le conseguenze delle sue azioni, ma tutto sommato capisce quando è il momento di fermarsi e di non andare oltre. Intorno a questa coppia vorticano le famiglie e gli amici di entrambi e ognuno di loro, tramite la scelta narrativa dell’autrice, ha uno o più capitoli a disposizione in cui esprimere il proprio punto di vista.

Assurda la vita, eravamo tutti lì ad essere parte di un puzzle, ognuno aveva qualcosa da raccontare ma nessuno conosceva realmente i pensieri della persona più vicina a sé.

E’ difficile entrare in empatia con i personaggi, all’inizio, perchè si tratta di una realtà troppo dolorosa e difficile da immaginare e anche da capire. In questo, Marianna Iannarone, è stata molto abile: ha saputo caratterizzare personaggi che solitamente vengono rifiutati dalla società riuscendo a eliminare ogni preconcetto, e portando il lettore a conoscere la persona che c’è dietro l’ “etichetta”.

Eravamo  uomini schiacciati dal peso delle nostre vite e da quelle degli altri. Non eravamo così bravi, scappavamo dalla nostra terra in cerca di aiuto, ma lasciavamo morire i nostri fratelli pur di salvare noi stessi. Più perdevamo in mare i nostri amici, più respiravamo. Eravamo carneficina.

I temi trattati in questo romanzo infatti sono vari e complessi: con Samid, l’amico di Angelica e Diego, viene affrontata l’immigrazione e il razzismo; con i genitori di Diego, Marzia e Franco, la violenza domestica, la depressione e il rifiuto di un figlio; con la famiglia di Angelica, Erasmo e Lilia, le difficoltà e le preoccupazioni che si trovano a sopportare i genitori di una figlia adolescente e ribelle; e con gli amici di Diego tutto ciò che riguarda l’illegalità e la violenza.

I miei problemi aumentavano e aumentava in me la necessità di risolverli, e nella droga vedevo la soluzione. Stavo sbagliando. Stavo ancora una volta perdendo quella lotta contro me stesso. Stavo combattendo un male nel male, la droga nel mio malessere, un vortice che da anni mi aveva danneggiato, e per un tossico è difficile tornare alla sua vita di prima. Per un tossico è difficile farsi accettare nella società e per un tossico chiedere aiuto è innaturale. 

Fino a quasi un terzo dalla fine del romanzo la narrazione è composta da flashback e anticipazioni che in un certo senso confondono il lettore ma allo stesso tempo gli insegnano a non focalizzarsi sulle vicende vere e proprie, visto che non sono quelle la parte focale della storia. Ciò che infatti rende questo libro prezioso e utile sono le riflessioni che chi legge si trova a fare grazie alle emozioni suscitate dai vari punti di vista. Il ritmo serrato e lo stile molto semplice conducono velocemente al punto in cui l’intreccio di questi personaggi sembra finalmente districarsi, dopo anni travagliati. I dialoghi sono pochi, riconoscibili tipograficamente con un carattere corsivo, e raramente comprendono discorsi diretti ma perlopiù riflessioni fatte “ad alta voce”.

Gli amori vanno e spesso non tornano, ma gli amici dovrebbero restare per sempre, ammesso che sia amicizia vera. Questo dramma si è trasformato in diffidenza verso gli altri, una sorta di “mi fido ma non mi fido”, un “ti racconto le cose omettendo gran parte del racconto” – perché bisogna tutelarsi dalle persone che potrebbero ingannarci nonostante il bene che dicono di nutrire per noi.

“La voce che non conosci” è un romanzo di formazione in cui i temi affrontati, seppur crudi e complessi, sono il pretesto per togliersi dalla testa i pregiudizi che ci impediscono di sentire quella voce, la voce interiore di chi amiamo, e forse anche la nostra.


Marianna Iannarone è nata ad Ariano Irpino (AV) nel 1991. Dopo aver conseguito la laurea in Editoria e Pubblicista presso l’Università degli Studi di Salerno, ha frequentato i corsi di: scrittura creativa con children stories, web writing, editing editoriale, guida al self publishing. Ha svolto uno stage formativo presso la casa editrice Delta 3 Edizioni, con cui ha pubblicato una poesia sul catalogo foto-poetico Tra terra e cielo vol. 3 “Il giglio di grano a flumeri – 015” (agosto 2015) e la silloge poetica Viandante (febbraio 2016).

firma

Ringrazio Marianna Iannarone per avermi inviato una copia del suo romanzo.

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