La distanza tra me e il ciliegio – Paola Peretti | Recensione


Titolo: La distanza tra me e il ciliegio

Autore: Paola Peretti

Casa editrice: Rizzoli

Pagine: 222 – Prezzo: 18,00

Keywords: malattia, quotidianità, infanzia

Voto: 4/5


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Mafalda ha nove anni, indossa un paio di spessi occhiali gialli e conosce a memoria “II barone rampante” di Italo Calvino. Scappa dai professori arrampicandosi sul ciliegio all’entrata della scuola insieme a Ottimo Turcaret, il fedele gatto che la segue ovunque. Su quel ciliegio, sogna perfino di andarci a vivere, ma tra pochi mesi non lo potrà più vedere perché i suoi occhi si stanno spegnendo e un po’ alla volta, giorno dopo giorno, diventerà cieca. È una bambina curiosa e l’idea di rimanere al buio la spaventa: per questo tiene un diario in cui annota le cose che non potrà più fare, come contare le stelle e giocare a calcio con Filippo, il bullo della classe che parla solo con lei. Grazie all’aiuto della sua famiglia e dei suoi amici, Mafalda capisce che un altro modo di vedere è possibile. Impara a misurare la distanza dal ciliegio accompagnata dal profumo dei fiori e comincia a scrivere un nuovo elenco: quello delle cose a cui tiene e che riesce ancora a fare. Questa è la storia di Mafalda, ma è anche quella di Paola Peretti, una scrittrice dalla forza contagiosa, che ha voluto scrivere il suo primo romanzo quando ha saputo di avere una grave malattia agli occhi. Un libro che ci insegna a vedere ciò che ancora non esiste, a lottare per i propri sogni.


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Idea: 5

Paola Peretti racconta la storia di Mafalda e racconta un po’ la propria. Sia l’autrice che la protagonista hanno infatti una malattia agli occhi. Mafalda ha 9 anni e nei suoi occhi alcune macchie grigie le stanno impedendo di vedere correttamente. Presto Mafalda non potrà più vedere, nel frattempo si gode la propria infanzia scrivendo un elenco delle cose a cui tiene tantissimo che non potrà più fare.

Sviluppo: 3

La protagonista accompagna il lettore nelle proprie riflessioni e lo invita a seguirla negli spostamenti tra la casa e la scuola. E’ proprio a scuola che Mafalda trova punti di riferimento importanti: il ciliegio, sul quale vuole andare a vivere – come Cosimo de “Il barone rampante” – ed Estella, la bidella con la quale ha stretto una forte amicizia e che le ha consigliato di scrivere l’elenco. Con i compagni di classe non ci sono ottimi rapporti ma con il bullo, Filippo, nasce un rapporto particolare. A casa invece ci pensa il gatto, Ottimo Tucaret, a tenere compagnia a Mafalda. Ma come potrà Mafalda trasferirsi sul ciliegio della scuola? Lei ha un piano ed è pronta ad illustrarvelo. Non vi resta che seguirla!

Tecnica: 4

La narrazione interna permette un’immedesimazione totale con la protagonista. Il linguaggio è semplice ma diviene pagina dopo pagina sempre più curato, come se anche il lettore stesse perdendo la vista e avesse bisogno di qualche dettaglio in più. Il ritmo è piuttosto lento e se da un lato offre la possibilità di godere insieme a Mafalda del tempo che le rimane prima del “buio”, dall’altro rende meno interessante la lettura. La caratterizzazione dei personaggi non è molto approfondita e i luoghi, principalmente chiusi, offrono pochi spunti narrativi. All’interno del testo trovano spazio alcune citazioni riguardanti “Il Barone rampante” di Italo Calvino e “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry.

Intrattenimento: 3

Ho portato avanti questa lettura per un paio di settimane. Mi distraevo spesso e non trovavo la motivazione per immergermi in questa lettura. Credo che la colpa principale sia del ritmo troppo lento, che scorre senza colpi di scena o avvenimenti di particolare rilievo. Semplicemente si aspetta che arrivi il “buio”; nel frattempo Mafalda vive la sua vita di bambina di 9 anni imparando a convivere con questa malattia.

Emozioni: 4

“La distanza tra me e il ciliegio” offre il punto di vista di una bambina nei confronti di una malattia che le cambierà la vita. Non traspare l’angoscia che accompagnerebbe solitamente un adulto, ma un velo di tristezza si percepisce. Trattandosi di una bambina è forte la voglia di combattere, di adattarsi. Il romanzo si concentra su Mafalda e lascia poco spazio alle persone che le ruotano intorno e che insieme a lei affrontano questo problema; solamente il personaggio di Estella viene approfondito un po’ di più. Leggendo queste pagine si può sorridere ma soprattutto si può riflettere. Si condivide la consapevolezza di un futuro buio con una bambina che avrebbe il diritto di godersi la vita a colori.

“La distanza tra me e il ciliegio” è un romanzo molto delicato che affronta un tema, quello della cecità, in un modo molto particolare. Si assiste al cambiamento, dalla luce al buio. Si fanno i conti con le difficoltà che la situazione comporta e con le soluzioni che si possono trovare. Molte volte è la paura che impedisce di trovare soluzioni… e questo libro ce lo insegna.


Paola Peretti, nata nel 1986 vicino a Mantova, è cresciuta in provincia di Verona, dove vive. E dove insegna italiano ai bambini immigrati. Come la protagonista del suo romanzo d’esordio, La distanza tra me e il ciliegio (Rizzoli), anche lei soffre di una malattia agli occhi.


Recensione a cura di:

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