Garofani di metallo – Kati Galli | Recensione

Titolo: Garofani di metallo

Autore: Kati Galli

Pagine: 92 – Prezzo: 13 euro

Casa editrice: Eretica Edizioni

Genere: Romanzo storico

La speranza di Ricardo di poter tornare subito nel mondo dei vivi si spense quando il cellulare dove sedeva vicino a due poliziotti si lasciò i colli di Lisbona alle spalle e puntò verso il mare. Inutile chiedere la destinazione: l’avrebbe scoperta da sé una volta arrivato. Avrebbe mai ritrovato la strada di casa? Non era mai stato nel villaggio di Peniche, figuriamoci se poteva riconoscere la fortezza cinquecentesca che sovrasta il promontorio. Le mura massicce con le torri di vedetta che dominano la costa erano state concepite per contrastare i pericoli provenienti dal mare, non per mortificare e piegare cittadini che criminali non erano, ma Salazar aveva trasformato la roccaforte in una piccola Bastiglia portoghese per prigionieri politici.

Recensione

La sentite anche voi questa musica? E’ il Fado, un genere di musica tipicamente portoghese, che racconta di emigrazione, lontananza, dolore e sofferenza. Questa atmosfera vi accompagnerà per tutta la storia, o meglio per tutto il viaggio che i protagonisti di questo libro vi faranno affrontare.

E’ una malinconia antica che ricopre il quartiere come un velo impalpabile di polvere: la ascolti nelle tascas, le vecchie taverne, e la calpesti sui ciottoli viscidi dei viottoli stretti e ripidi, i becos, dove la luce del sole filtra a fatica. Tutto qui ha il tono fiero e stinto di un remoto splendore moresco e il sapore dolce del rimpianto per una lunga attesa.

Maria Jose Caravalho e i fratelli Dos Santos Arouca – Roberto e Ricardo – sono i veri protagonisti. Antonio, il figlio di Ricardo, è un personaggio secondario, è il corpo che permette al lettore di materializzarsi nelle scene che scorrono sotto i suoi occhi e scoprire mano a mano l’evolversi della storia. Perché Antonio è a Lisbona? Cosa vuole da Roberto e Maria? Dopo la morte di Ricardo, suo figlio Antonio trova alcune fotografie che ritraggono suo padre insieme a persone che non riconosce e volendo fare chiarezza sul passato di Ricardo, decide di raccogliere più informazioni possibili.

Sono venuto per questo, per mettere insieme i pezzi…già essere qui, percorrere gli stessi vicoli che Ricardo calpestava da giovane, mi avvicina un po’ a lui. Mancano ancora tanti tasselli però al mosaico…

Queste ricerche lo portano proprio a Lisbona, nella Mouraria, un quartiere in cui Maria, nel primo capitolo, fa fare un giro turistico al lettore raccontando aneddoti della sua gioventù e della “Rivoluzione dei garofani”. Roberto, lo zio di Antonio, inizia a mettere a disposizione qualche tessera del puzzle che il nipote ha appena iniziato, alternando i ricordi principalmente dolorosi di un rapporto conflittuale con il fratello, a chiacchiere e consigli che aiutano il lettore ad immergersi ulteriormente nella storia.

Con vergogna e strazio, guardai mio fratello che veniva trascinato via da due individui in giacca e cravatta senza sapere di cosa era accusato perché questa era la consuetudine. Sapevamo che avrebbero portato Ricardo in Rua Cardoso, al quartier generale della PIDE, che Caetano aveva ribattezzato DGS. La polizia politica poteva trattenerti fino a tre mesi senza neanche elencarti i tuoi capi d’imputazione e, se lo riteneva necessario, trovava facilmente un pretesto per prolungare la tua detenzione. La PIDE aveva informatori ovunque: nei ristoranti, nelle botteghe, nelle tascas e… persino tra i tuoi amici e colleghi.

In questo intreccio la narrazione è particolare: i discorsi diretti sono pochissimi e i personaggi interagiscono tra di loro mediante un’alternanza di paragrafi, come in una sorta di intervista. In alcuni punti il narratore esterno introduce qualche situazione per poi passare la penna ad ogni personaggio che in prima persona, attraverso flashback, aggiunge al puzzle di Antonio qualche tassello in più. Si tratta, per un figlio, di tasselli difficili da piazzare in quegli spazi che il padre ha lasciato vuoti, perché raccontano le ingiustizie e le atrocità subite durante l’autoritarismo dittatoriale dell’Estado Novo.

Ricardo si era veramente trasformato in una statua: aveva chiuso bocca, occhi e orecchie per non sentire gli arti indolenziti e il sapore metallico del sangue che colava dalla bocca tumefatta. Perse un dente quasi senza accorgersene, gentile omaggio dell’agente Francisco, ma per quanto fosse anestetizzato dai pugni e dagli schiaffi, il cervello si ostinava a rimanere vigile. Nei pochi minuti di tregua che Armando e il suo collega gli concedevano per riprendersi, prostrato a terra, Ricardo non pensava a niente se non a quelle parole ignobili: “Quel traditore di tuo fratello…”

In questi ricordi l’autrice utilizza un linguaggio più crudo e giornalistico, scattando così una fotografia di un periodo storico infelice per il Portogallo. Nonostante il grigiore della prigione di Peniche, la sofferenza causata dalla PIDE (polizia politica portoghese) e la sete di vendetta, qualche tassello colorato al puzzle viene aggiunto da Maria mediante i suoi racconti carichi di amore e speranza.

L’avrei seguito anche in Africa, se me l’avesse chiesto: cinque anni o cinque minuti di attesa, non sapevo più quanto lo avevo aspettato. L’orologio del tempo per me si era fermato improvvisamente quella mattina e non avevo alcuna fretta di spostare in avanti le lancette. 

Questo libro racchiude tra le sue poche pagine non solo tantissime emozioni ma anche tradizioni popolari, consigli culinari e turistici e un’accurata ricostruzione storica. I personaggi sono ben caratterizzati e i luoghi, sia aperti che chiusi sono descritti in modo preciso ed evocativo.

Il tempo è un giocatore abile e imprevedibile: se stuzzicato, non si sa mai quale carta ripescherà dal passato per scompigliarti la vita.

Garofani di metallo è un romanzo storico che entra dentro. Durante la lettura si vive un vero e proprio viaggio nel tempo: un viaggio intenso, ricco di stimoli, che insegna al lettore il valore dei ricordi ed il rispetto per le proprie origini.


Kati Galli è nata a Cremona, dove ha insegnato inglese dopo aver conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere Europee all’Università Cattolica di Brescia. Dopo una decennale esperienza commerciale approda alla scrittura con L’Araba felice, un’italiana tra i Mori (romanzo autobiografico pubblicato nel 2015) e Nero oltremare (2016). Garofani di metallo è la sua terza opera.

firma


Ringrazio Kati Galli per avermi inviato una copia di questo romanzo.

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