Frontiera – Luciano Benini Sforza | Recensione

 

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“Recensioni di autori contemporanei emergenti e vincitori di concorsi”


“Frontiera” di Luciano Benini Sforza


Nei versi di “Frontiera” del poeta Benini Sforza emerge con evidenza il naturalismo letterario, che ricalca, con altrettante note di colori appariscenti, le caratteristiche ambientali e le categorie naturali, tipiche dello sguardo umano. L’occhio non cattura un faro, né una luce, ma un orizzonte. Tratti rettilinei definiscono nessun senso di moto, soltanto una lirica che tiene alla larga il romanticismo-idealistico, ripudiando qualsisia forma di metafisica.
Il tono estremamente realistico può apparire privo di metalinguaggio, e forse per alcuni aspetti sordido. Infatti, Benini Sforza, nel primo verso, tramuta la frontiera in sentimento, e le fa acquistare staticità nell’istante in cui subentra un approccio realistico-meccanicistico, connesso all’idea di progresso. L’avversione al sistema capitalistico diviene nitida quando il poeta parla di un “cantiere sempre in appalto”. L’autore non intravede la convinzione di un progresso sicuro, segnato dai freni posti alla speranza, nutrimento dell’animo umano e descritta coi caratteri del buio. Essa appare come la mano di un pennello verso una carente armonia di forme limitate alla linea di un’ombra oscura.


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