Come quando eravamo bambini (e giocavamo a rincorrerci) – Guido De Rossi | Recensione

Titolo: Come quando eravamo bambini (e giocavamo a rincorrerci)

Autore: Guido De Rossi

Casa editrice: Eretica Edizioni

Pagine: 129 – Prezzo: 14,00

Keywords: immaginazione, amore, desiderio


come quando eravamo bambini«Artaud diceva che il teatro è a metà strada tra la realtà e il sogno. La realtà è quella in cui Noi non esistiamo, quella in cui Io sono solo un marito e Tu solo una compagna. Il sogno è questo posto in cui ci nascondiamo ogni giorno, come dentro al bosco Ermia e Lisandro in una notte di mezza estate. Dentro e intorno al secchio c’è il Teatro, quello che mettiamo in scena abitando ruoli che ci somigliano ma non ci appartengono, così che la nostra anima possa continuare a sentirsi libera di guardarsi allo specchio ogni mattina, senza il timore di andare in frantumi».

 

 

 


Il libro racconta la storia d’amore virtuale tra Jacopo ed Elena. Virtuale in quanto i protagonisti non si sono mai incontrati. La chat è il loro unico momento d’intimità, è il loro tanto atteso appuntamento fisso giornaliero. Pur lavorando nello stesso quartiere hanno deciso di non conoscersi. Jacopo è sposato con Eleonora, mentre Elena convive con Flavio. Vivono relazioni di cui non sono pienamente soddisfatti, si sentono in gabbia e non sanno come uscirne.
“L’abitudine é un veleno che lascia libero il corpo di muoversi, ma paralizza la mente”
Hanno deciso di non conoscersi mai perché sono fermi dell’idea che “l’amore immortale sia solo quello degli dei e di quegli amanti che il fato ha deciso di non far incontrare mai”.
Il tema potrebbe sembrare banale e noioso, ma l’autore riesce a rendere i dialoghi intriganti, vivaci, ironici, ricchi di metafore e di vera e propria poesia. Pagina dopo pagina resti sempre più coinvolto nella narrazione, e non vedi l’ora di arrivare al finale, che poi si rivelerà inatteso e originale.
Non si tratta della solita storia di tradimento e buoni sentimenti. Si parla di istinti primordiali, di desiderio e di sesso, tema affrontato in modo esplicito,diretto,ma mai volgare. Attorno ad Elena e Jacopo si affacciano altri personaggi molto peculiari e ben definiti che, con lo scorrere della vicenda, acquistano un significato nelle dinamiche della storia. Prima fra tutti Inna, l‘amica russa di Jacopo, che va spesso a trovarlo nella sua lavanderia a gettoni. Ha un passato da ballerina ma, ad oggi, fa il mestiere più antico del mondo, la prostituta.
“La vita è così lunga che diventiamo tante persone diverse: quelle che vogliamo,ma anche quelle che non vogliamo diventare”
La narrazione é incalzante, mai scontata, e ricca di colpi di scena. È stato bello imbattersi in una penna così fluida, a tratti irriverente, (per non dire blasfema), e ricca di spunti riflessivi.
“Mi sono sempre sentita una tela. Tinta unita. Rosso opaco. Come la buccia di un melograno un po’appassito. Il mondo, i sentimenti, i suoni, il vento, la strada, i sentieri, il mare, gli abbracci, gli schiaffi, i baci, sono stati i pennelli che su di me hanno disegnato. A volte appoggiandosi con dolcezza, altre schiantandosi con violenza. Ad ogni incontro la nascita di una nuova sfumatura o la morte di uno dei due colori, quando una delle due tinte era troppo forte per l’altra”.

Guido De Rossi inizia scrivendo per cantanti e gruppi Underground Reggae e R&B e recensendo per siti specializzati di musica e danza. Nel 2014 vince il primo premio sezione narrativa Thriller al “Festival della Creatività” di Policoro, e nello stesso anno un suo racconto breve viene selezionato da Mondadori per il progetto “Storie di caffè”. Nel 2015 altri suoi racconti vengono premiati o segnalati in vari concorsi italiani. Come quando eravamo bambini (e giocavamo a rincorrerci) è la sua seconda pubblicazione, la prima ha visto la luce nei primi mesi del 2016 sotto pseudonimo.


Recensione a cura di:

rita calistri
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