Quando dal cielo cadevano le stelle – Federica Pannocchia | Recensione

quando dal cielo cadevano le stelle
Autore: Federica Pannocchia
Casa editrice: Eden Editori
Pag. 665 – Prezzo: €15.50
Keywords: speranza, terrore, persecuzione

“Dedicato a tutte quelle persone alle quali sono state tarpate le ali della libertà. A tutti gli uomini, donne e bambini vittime della discriminazione nazista. A chi ce l’ha fatta. A chi ama la vita”.

Lia ha tredici anni. È una ragazzina italiana piena di sogni e di allegria, con l’unica colpa di essere ebrea durante la seconda guerra mondiale. Dallo scoppio delle leggi razziali la sua vita cambia, e con la sua famiglia è costretta a rifugiarsi in numerosi nascondigli, a sparire dal mondo. Da quel mondo di cui vuole fare disperatamente parte. Passano gli anni, conditi da giornate piene di vicende, di primi amori, di paure e di speranze, come quella più grande, la speranza che presto la guerra finirà. Ma nessuno ha preparato Lia alla rabbia dei nazisti. Il 16 ottobre 1943, la comunità ebraica del ghetto di Roma viene rastrellata dalla Gestapo e i nazisti le ricorderanno che una ragazzina ebrea non ha il diritto di sognare, di sperare, di amare. Di vivere. Lia sarà deportata ad Auschwitz con la sua famiglia, e da quel giorno avrà inizio il suo incubo. Terrore, lavoro, malattie, camere a gas, morti. E determinazione. Quella che Lia non vuole abbandonare. Quella determinazione che vorrà usare per gridare al mondo di non dimenticare. Quella determinazione che brillerà nei suoi occhi quando il freddo sarà troppo pungente, quando la fame sarà lancinante, quando la morte sarà troppo vicina e quando sarà deportata in altri campi di concentramento.


Il libro apre una finestra su uno dei periodi più bui della nostra storia: l’evoluzione del nazismo e tutte le atrocità ad esso correlate. Il racconto ha inizio a Roma, nel luglio del 1943. È ben contestualizzato. Numerosi sono i riferimenti storici e le note a fondo pagina, che ci ricordano costantemente che nonostante i personaggi siano inventati, stiamo parlando di fatti, purtroppo, realmente accaduti. Con l’avvento della seconda guerra mondiale, e dell’entrata in vigore delle leggi razziali, gli ebrei sono costretti a nascondersi, a diventare invisibili. Lia ha 13 anni. Da tre vive con la sua famiglia rinchiusa in una cantina a Trastevere. In uno spazio ridotto convivono lei, sua madre Giuditta, suo padre Michele, i suoi fratelli Alberto (il maggiore) e Piero (di soli tre anni) e sua nonna paterna Miriam. I Tivoli: una famiglia ebrea come tante, costretta ad abbandonare casa, amici, scuola, lavoro, certezze, perché perseguitati. Questo nascondiglio gli è stato offerto da una benevola famiglia cristiana, composta da Flavio e Ludovica Parisi.

“Gli eroi della guerra, infatti, erano anche tutte quelle persone che avevano deciso di rischiare la vita per nascondere delle famiglie di ebrei”.
Lia è una bambina con la passione per la vita: sogna di diventare dottore e di curare le persone viaggiando per il mondo.
“La vita è bella, mamma.” “E tu questa la chiameresti vita?” “Non dobbiamo lamentarci. Io non voglio farlo e non lo farò mai. Non ti rendi conto di quanto siamo fortunati a stare tutti insieme?”
Lia è un personaggio forte, positivo, vero. Ha sempre una parola di conforto per i suoi cari.Nonostante le atrocità a cui assiste, le ingiustizie subite, nonostante abbia visto la morte, nutre sempre una speranza: la discriminazione e l’odio non potranno mai vincere sulla vita. Nonna Miriam le ripete spesso: “I tuoi occhi brillano bambina, e gli occhi sono lo specchio dell’anima.”
La parte iniziale del libro narra lo svolgersi della vita nella cantina. Lia e suo fratello Alberto, con la complicità dei Parisi, al fine di “affacciarsi “sul mondo esterno, iniziano un rapporto epistolare con due fratelli ebrei (Hadas e Gioele Biach), nascosti nella soffitta di Serafino e Patrizia Alighieri, un’altra famiglia che non cede agli orrori del nazismo. Tra Lia ed Hadas nasce subito un sentimento profondo di stima reciproca, fiducia e complicità. Un affetto che li legherà per sempre. Questa è la parte della narrazione che ho ritenuto un po’ più lenta, ma che rispecchia senza dubbio il lento trascorrere dei giorni, dei mesi, degli anni, durante la forzata reclusione in cantina.
Nel frattempo, al di fuori, la storia ha il suo corso. Gli Alleati avanzano e bombardano Roma, la città Santa.
“Qualunque cosa succederà, anche se la guerra andrà avanti per altri mesi,oppure per anni, e anche se…anche se Roma sarà nuovamente bombardata,alla fine il cielo tornerà a essere quello di sempre.Limpido e sereno.Puro come la pace.”
L’apice del racconto si ha con l’invasione tedesca dell’Italia con l’intento di mettere in atto la “Soluzione finale al problema ebraico“,e l’inizio dei “viaggi della morte” verso i campi di sterminio. Questo libro tratta un periodo storico importante, con una scrittura semplice ma efficace, cruda, che tocca il lettore senza risparmiarlo dalle atrocità del nazismo. È nostro dovere ricordare, dare voce a chi non ce l’ha fatta, a chi è stato ridotto ad un numero, è stato seviziato, torturato, privato di ogni libertà e dignità, In nome di un’ideologia.
“Vedrai che il mondo sarà un posto migliore.Vedrai che nessuno dimenticherà e ognuno imparerà ad apprezzare di più la vita”.

Questo libro è un vero e proprio inno alla vita!


Federica Pannocchia (Sofia Domino é il suo pseudonimo da scrittrice) é nata a Livorno il 15 ottobre 1987. Ha iniziato a scrivere da bambina, all’età di sette anni. Ama viaggiare e vivere nuove esperienze:ha vissuto a Londra e negli Stati Uniti. Nel 2015 ha fondato l’associazione di volontariato”Un ponte per Anne Feank”, con lo scopo di tenere viva la memoria, e di lottare, per un mondo provo di discriminazioni, persecuzioni, guerre, ingiustizie. Numerosi i programmi dedicati ai bambini e all’importanza dei diritti umani.


Recensione a cura di:

rita calistri



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