Che dio me la mandi bona – Valentina Lattanzio | Recensione

Titolo: Che Dio me la mandi bona

Autore: Valentina Lattanzio

Pagine: 331 – Prezzo: 16,90 euro

Casa editrice:  Milena edizioni

Keywords: amore, omosessualità, amicizia


Prendete un mixer. Immergeteci dentro un’ipocondriaca commessa di un sexy shop, la cui unica relazione sentimentale degna di nota che possa vantare da un anno è la convivenza coi suoi due adorati felini; una disastrosa e caotica precaria nel lavoro – nonché nella vita in generale – estimatrice di alcool e sigarette, e con una storia d’amore scandita da litigi furiosi e attacchi d’ira funesta; una tenerissima catechista-psicologa-insegnante di cucina per persone della terza età, con una passione sfrenata per la camomilla e le cinquantenni tenebrose; infine, una scalmanata latin lover con tanto di cresta bionda e occhioni blu oltremare, la battuta sempre pronta e una lacrimosa scia di cuori infranti dietro ai suoi passi. Caratteristica comune? Sono tutte irrimediabilmente, inguaribilmente e tragicomicamente attratte dal gentil sesso! Ora premete il bottone, e frullate energicamente il tutto. Fatto? E allora ecco pronto il vostro romanzo: la fusione di quattro forze della natura unite in un’amicizia che va al di sopra di ogni confine dove, fra tante risate e anche qualche lacrima, le nostre eroine troveranno inevitabilmente l’amore, o ci inciamperanno per sbaglio. Ma l’amore con la A maiuscola esiste davvero? E soprattutto, l’amicizia sarà veramente in grado di resistere sopra ogni cosa?


Il titolo simpatico e la copertina coloratissima hanno attirato la mia attenzione fin da subito. Ho letto la trama per poter davvero confermare il mio interesse e l’ho richiesto, insieme ad un altro volume, alla casa editrice che ha prontamente spedito le copie. Le cose interessanti di questa casa editrice sono la Collana di letteratura LGBT e l’idea di dare un volto ai personaggi, pubblicandone le foto con una piccola biografia sulla quarta di copertina.

Che Dio me la mandi bona fa parte della Collana di letteratura LGBT. Le protagoniste infatti sono quattro amiche e sono tutte lesbiche. Chloe fa la commessa in un sexy shop, è claustrofobica e si innamora nei momenti sbagliati di donne un po’ stronze. Guenda è la migliore amica di Chloe, beve, fuma, litiga costantemente con la fidanzata e salta da un lavoretto precario all’altro. Beatrice fa l’insegnante di sostegno, è la santarellina del gruppo e tiene corsi di cucina per donne della terza età, dalle quali è attratta. Stella ha un debole per le donne eterosessuali, lavora in un pub ed essere fedele non sembra una sua priorità.

“Ecco perchè io sono restia ai fidanzamenti. Si finisce sempre così. Invece che amarsi, ci si mal sopporta. E si sta insieme perchè meglio essere in due, anche se si sta di merda, piuttosto che stare da soli. E allora che senso ha?” “Si ma non è sempre così. Esistono le eccezioni.” “L’amore in una coppia dovrebbe essere una regola, noun’eccezione”

La struttura di questo romanzo è particolare. Chloe è la voce narrante nella maggiorparte dei casi: parla con i lettori, narrando ciò che fa e ciò che pensa. Tutte le altre protagoniste vengono introdotte a inizio capitolo con il proprio nome in grassetto e il narratore esterno espone ciò che le riguarda. Ho trovato questo stratagemma molto interessante e originale soprattutto per avere una visione più chiara dell’insieme e conoscere maggiormente i sentimenti di ognuna di loro.

In questo romanzo il linguaggio è semplice e colloquiale, ricco di dialoghi, come se si assistesse ad una chiacchierata fra amiche. L’argomento principale di questo lbro è l’amore in tutti i suoi stadi: la cotta, l’innamoramento, il sesso, l’abitudine, il tradimento, la fine. Per quanto riguarda il sesso però potete stare tranquilli, le scene sono a malapena accennate e mai sviluppate, non trattandosi infatti di un erotico.

Non so quanto tempo sia passato, prima che ci stacchiamo col respiro più affannoso. “Mi piaci Clhoe.” “Anche tu mi piaci….” “…ma?”  “Nessun ma. E’ solo che non mi fido di chi corre troppo”. “Non sto correndo da nessuna parte. Sono qua”

Ciò che viene affrontato con maggiore attenzione è il tradimento. E’ vero che nella vita reale può capitare, non lo metto in dubbio, ma che in un libro tre relazioni su quattro ne subiscano le conseguenze mi sembra eccessivo. Viene affrontato anche in poche pagine il coming-out di una figlia di fronte al proprio padre, che la rifiuta; argomento, questo, che dona un tocco di serietà ad un romanzo effettivamente troppo frivolo.

Due altre piccole note dolenti: qualche refuso qua e là e l’atteggiamento superficiale di fronte a personaggi sovrappeso o non di bella presenza: capisco la leggerezza del contesto, ma le “etichette” non dovrebbero esistere in nessun caso.

Che Dio me la mandi bona è un libro leggero, divertente, frizzante. Permette al lettore di entrare nella vita di alcune ragazze lesbiche e condividere con loro le gioie e i dolori che i rapporti di coppia possono provocare. Un romanzo poco impegnativo, adatto sotto l’ombrellone, che strappa sorrisi e in alcuni casi fa riflettere.


Valentina Lattanzio nata e residente a Roma, conserva l’accento del Friuli, regione che l’ha adottata da bambina. Con il cuore è a Napoli, suo paese d’origine. Lavora nel campo dell’abbigliamento ma dopo anni di stretto contatto col pubblico sta pensando di aprirsi uno studio psicologico. O di farcisi ricoverare. Ama la kick boxing – anche se alla fine le prende sempre – e i gatti, perchè sono un po’ st***zi come lei. Si definisce una persona tragicomica, ma deve ancora capire se in lei prevale la parte tragica o quella comica. Nel dubbio, brinda. Con bollicine ghiacciate ed effervescenti, ovviamente.


Recensione a cura di:

 

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