In basso agli inferi – Alberto Alessi | Recensione

Titolo: In basso, agli inferi

Autore: Alberto Alessi

Pagine: 321 – Prezzo: 19 euro

Casa editrice: Edizioni Montag

Genere: Narrativa


Futuro imprecisato. L’Europa vive in pace e prosperità, i popoli seguono principi di eguaglianza e fratellanza e nulla sembra poter turbare lo status quo, almeno fino a quando, lungo il confine che la separa dall’Asia, si verificano rapimenti e attacchi da parte degli eserciti degli stati asiatici, e a nulla servirà l’intervento degli ambasciatori europei, rapiti anch’essi. Il protagonista, Chira, si troverà prigioniero, sepolto in una fossa e solo grazie all’intervento dell’amico Nilo verrà liberato e, insieme, inizieranno il lungo viaggio che li condurrà verso le terre libere, in compagnia di altri esiliati come Madeira e Mekong, attraverso l’Africa (colonia statunitense), gli USA (potenza incontrastata), all’inseguimento di una libertà agognata, ma che governi, interessi economici e religioni minacciano di soffocare senza alcuna speranza.


Alberto Alessi, autore classe ’84 nato a Castelfranco Veneto e residente a Cittadella, non ha paura di prendere la roba complicata per parlarne in un libro. In molti lo fanno, eh. Ma poi non se ne dimostrano all’ altezza: scrivono male, ignorano la grammatica, e i loro pensieri che giudicavano altissimi finiscono per diventare un’accozzaglia di banalità che però hanno la presunzione di gettare uno sguardo lucido e acutissimo sul mondo, sulla vita, sulla filosofia e Dio sa cos’altro. Sapete perché oggi mi sento soddisfatto? Perché Alessi non lo fa. Alessi sa scrivere. Alessi non ha paura di scrivere pagine e pagine assumendosi il rischio di essere additato come l’autore di un mattone dalla pesantezza unica. Intendiamoci, “In basso, agli inferi” è davvero un libro complesso che richiede una certa quantità di tempo e attenzione da dedicargli per poterlo capire a fondo, ma ciò che fa la differenza è la capacità letteraria dell’autore. Non voglio star qui a tessere le lodi di nessuno, ma chi come me ogni tanto recensisce libri, si trova spesso di fronte a romanzi inconcludenti, oppure che concludono qualcosa ma lo fanno male. Quindi capite che quando poi ci si trova dinanzi a un bel lavoro non si può fare a meno di esserne piacevolmente sorpresi.

Chi è Alessi? È uno che si fa domande, e parla del futuro (quello imprecisato in cui è ambientata la storia del suo libro) nel tentativo di capire il presente. E lo fa col sospetto che le basi per gli scenari distopici narrati possano essere già poste nel nostro tempo. Ed ecco che echi di George Orwell e del suo “1984” si riaffacciano alle nostre menti. Ma entriamo un po’ più nel dettaglio.
Alessi narra di un’Europa che vive un’era di pace, i princìpi di uguaglianza governano il popolo e tutto sembra andare nella direzione ideale e idealistica della fratellanza e della prosperità. Almeno fino a quando questa condizione non viene turbata da una serie di rapimenti e attentati terroristici da parte degli stati asiatici. Ed è in questa situazione che il protagonista Chira inizia le sue avventure: ritrovatosi prigioniero, riesce a scappare grazie all’aiuto del suo amico Nilo. Insieme a lui, e insieme ad altri esiliati, cercano di attraversare i continenti per giungere alla Terra Libera e di conseguenza alla libertà agognata. Piuttosto interessante si rivela l’espediente narrativo di scandire il racconto in quattro parti (che l’autore fa corrispondere ai quattro elementi terra, acqua, aria e fuoco) e soffermandosi su una lettera che Chira scrive agli abitanti del pianeta, nella quale cerca di mettere in luce la condizione di latente schiavitù in cui sono costretti a vivere.
Inutile dire come tutto ciò rappresenti una metafora del nostro tempo e del nostro passato, in cui affondano le radici delle religioni, del potere politico e dei falsi miti. Alessi rappresenta bene il pericolo che si annida nel rapporto fra uomini e poteri costituiti, e lo analizza e lo affronta con l’arma letteraria della narrazione di una vicenda personale che si staglia sullo sfondo di una complicata situazione storica e sociale.
Per quanto riguarda lo stile di Alessi, ho apprezzato il giusto equilibrio fra scorrevolezza e registro forbito. Alessi sa scrivere, sa esprimersi in modo elegante e sicuro, ma al tempo stesso la narrazione risulta chiara e senza fronzoli. Solo qualche volta sembra cedere al gusto della forma fine a sé stessa e si perde in qualche lungaggine, ma possiamo certamente perdonarglielo e pensare a goderci la storia.
Ripeto ciò che ho detto all’inizio, e cioè che “In basso, agli inferi” è davvero un’opera che potrebbe risultare impegnativa e che richiede un certo grado di attenzione. Ma se trovate il tempo di dedicarvici (perché in fondo è questo che si richiede ad un lettore) potreste trovare il lavoro di Alessi veramente degno di nota, e in un mare di letteratura spicciola e superficiale in cui autori e fruitori sono costretti a galleggiare, non è affatto poco.

Mi chiamo Alberto Alessi, sono nato a Castelfranco Veneto il 20 aprile del 1984, abito a Cittadella
(PD). Mi sono laureato a pieni voti in Lettere e Filosofia all’università di Padova, il mio esordio
letterario è avvenuto due anni fa con “Due novelle rock’n’roll”, due romanzi che ho voluto riunire in un
unico volume, pubblicato da Lettere Animate, una casa editrice non a pagamento.
Sono attivista volontario per la LAV onlus(Lega Anti Vivisezione). Suono e canto nel gruppo rock
L’Amor Violento.


Recensione a cura di:

giuliano petrigliano tracce d'inchiostro

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