Amore al canile – Silvio Marengo | Recensione

amore al canile

Titolo: Amore al canile

Autore: Silvio Marengo

Casa editrice: Araba Fenice

Pagine: 138 – Prezzo: 14,00

Keywords: amore, poesia, cani


Questo testo è il risultato di una miscela di emozioni, di eventi non normali, di situazioni amplificate. Il ricamo della fantasia ha fatto sviluppare poesie d’amore insoddisfatto, relazioni traballanti, esposizione di idee che vengono su dal profondo. Nel testo compaiono anche fatti realmente accaduti in natura, alcuni normali, altri meno consueti. Ma la Vita Vissuta che traspare con maggior forza è la storia d’amore che inizia e si manifesta tra un uomo e una donna, lei titolare di un canile e lui, un ex-tecnico disoccupato e volenteroso. Entrambi hanno qualcosa in comune, cioè la perdita del lavoro precedente, e la provenienza da due storie d’amore fallimentari. Hanno dapprima creduto entrambi nell’Amore Disinteressato e Sublime (con le tre iniziali maiuscole) e ne sono stati malamente disillusi. Si sono conosciuti per motivi di lavoro, e si sono piaciuti.


Amore al canile è il secondo libro che leggo di questo autore. Il primo era una raccolta di racconti, questo invece è un romanzo vero e proprio. L’autore, che ho incontrato di persona e che mi ha gentilmente omaggiato ed autografato il libro, ha precisato che sarebbe perfetto per una trasposizione teatrale; subito non avevo capito il perchè di questa affermazione ma leggendolo, e sopratutto vedendo la moltitudine di dialoghi, tutto mi è stato chiaro.

La storia è ambientata in una cascina nelle campagne cuneesi. Matteo, padre di Adele, è ormai vecchio e non vede l’ora che la figlia si sistemi con un brav’uomo, che abbia voglia di lavorare, così da poter essere aiutato nell’attività agricola che gli ha sempre permesso di mantere la sua famiglia e di mettersi da parte qualche risparmio. L’occasione giusta arriva e Adele si sposa con un uomo che, dopo poco tempo, sparirà dalle loro vite lasciandoli in una situazione economica critica. Adele e Matteo dovranno ricominciare da capo, ognuno con le proprie ferite da rimarginare: Matteo dovrà rimboccarsi nuovamente le maniche per provvedere da solo, con l’età che avanza, al proprio sostentamento e a quello della figlia; Adele invece dovrà superare il tradimento dell’uomo che amava, oltre a dover trovare un modo per aiutare il papà. La soluzione ai loro problemi arriva il giorno in cui Adele, occupandosi dei cani di un’amica, sviene nel loro box; al risveglio, tra leccate e sniffate, prende una decisione dettata dalla gratitudine: aprirà un canile. Una volta svolte le pratiche burocratiche e la costruzione dei box, il canile è pronto per aprire i battenti. I primi cani non tardano ad arrivare e ben presto il lavoro inizia ad aumentare. Erio, un ex-tecnico disoccupato – chiamato anche “poeta-contadino” – è ben felice di dedicare mezza giornata per aiutare Adele a governare gli animali e svolgere i lavori più pesanti.

L’irrequietezza, dicevo, è un grosso cane mastino che latra dentro ciascuno di noi. Chi dispone di un animo forte e sereno domina il “cane dentro” e lo può mettere al proprio servizio. Può addestrarlo ad essere un simpatico “volpino da compagnia” e farne un cane desideroso di carezze, oppure lo istruisce per diventare un provetto “cane da tartufi” per fargli scovare le cose di cui ha necessità, o di suo gradimento, o magari se ne serve come un “cane da pastore”, ottimo collaboratore per gestire tutte le evenienze. Invece chi non riesce a conoscersi bene, chi non riesce a controllarsi, a far delle scelte coraggiose, permette al “cane dentro” di diventare un cane da guardia inferocito, un mastino rabbioso che ringhia sempre più forte, e si lascia mordere e lacerare dentro, si fa masticare le budella e straziare il cuore.

Attorno a questi protagonisti ne ruoteranno altri, più o meno importanti, dagli amici ai veterinari, ed ogni occasione sarà buona per sedersi attorno al tavolo per gustarsi una tazza di caffè e parlare delle cose più disparate. I dialoghi infatti occupano il novanta per cento delle pagine di questo libro e se da un lato ciò può essere utile per aiutare il lettore ad immedesimarsi, dall’altro rischia di rallentare la narrazione.

Personalmente, avendo svolto volontariato presso un canile, mi aspettavo maggiori aneddoti riguardanti le attività della struttura, che possono essere molteplici, rispetto alle poche citate in questo libro. L’autore ha scelto invece di concentrare l’attenzione sui sentimenti dei personaggi. Ampio spazio viene anche dedicato alla poesia; Erio, l’aiutante di Adele, viene appunto chiamato poeta-contadino proprio perchè è un contadino che ama scrivere poesie e nel libro se ne possono leggere alcune.

“E’ la vità…il rischio fa parte del “mestiere della vita”…D’altra parte – continuò Manzoni – vivendo si rischia sempre…sia in una direzione che nell’altra. Se gli chiedi rischi di perderlo, ma se non gli chiedi rischi di non vivere una vita diversa…Bisogna valutare tutto, e poi decidere, di rischiare qualcosa…

Silvio Marengo, con uno stile molto semplice, ha saputo raccontare la quotidianità della vita contadina e la ricerca dell’Amore Disinteressato e Sublime. Ha dato dimostrazione delle sue doti poetiche e ha catturato l’attenzione raccontando aneddoti e trascrivendo riflessioni. Amore al canile è un libro delicato che invita il lettore ad accomodarsi e a godersi ciò che la semplicità della vita può offrire, senza troppi fronzoli.

Silvio Marengo è nato a Fossano (CN) nel 1964. Dopo aver conseguito la laurea in Medicina Veterinaria presso la Facoltà di Torino nel 1990, dal 1991 svolge la professione di medico veterinario per bovini da riproduzione, piccoli animai ed altre specie domestiche. Nel tempo libero ama leggere e qualche volta scrive. Con Araba Fenice ha pubblicato Il bue biund e altri animali di Langa nel 2012 e Il gatto Arneis. Racconti di un veterinario nel 2014. www.marengolibri.com


Ringrazio l’autore per avermi regalato ed autografato una copia del libro.

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