Alle tre del mattino, ora italiana | Diego Finelli | Recensione

Titolo: Alle tre del mattino, ora italiana

Autore: Diego Finelli

Prezzo: 11,00 – Pagine: 139

Casa editrice: Bookabook

Voto: 3/5

Keywords: parole, dettagli, riflessioni


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Una mattina il mondo si sveglia senza parole. Nessuno è più in grado di articolare qualcosa di sensato, eppure tutto sembra procedere come al solito, senza caos, senza disordine. Il protagonista, un impiegato di banca che non riesce a smettere di stupirsi per le piccole cose, non si dà pace: vuole capire perché è avvenuto questo blocco della parola, che cosa lo ha scatenato.
In una sorta di pellegrinaggio per le vie di Torino, andiamo insieme a lui alla ricerca di qualcuno che si sia accorto del momento esatto in cui la parola è sparita, per trovare una verità forse irraggiungibile e riscoprire i gesti minimi e le piccole cose che ci circondano ma di cui, circondati dal rumore, non ci accorgiamo


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Idea (4)

Immaginate di svegliarvi senza poter più dire una parola. Nessuno è più in grado di parlare, ma solo di produrre grugniti e suoni strani. Per me, silenziosa e poco incline all’interazione con gli altri umani,  non sarebbe tutto questo grande problema, lo ammetto, eppure il protagonista di questa storia non ha tutti i torti ad allarmarsi un po’. Ciò che lo disturba però non è solamente il fatto di non riuscire più a parlare ma il fatto che, alle altre persone, questa cosa sembra non importare. Impiegato di banca con la passione per la lettura, il nostro protagonista si impegnerà, insieme al suo amico Garibaldi, a scoprire la causa di questa situazione. Inizia così una caccia alle persone sveglie alle tre del mattino, ora nella quale si è verificato questo avvenimento, per comporre un quadro più chiaro della vicenda.

Sviluppo (2)

Se da un lato l’idea di base appare geniale e interessante, dal lato dello sviluppo ho sentito delle mancanze. I personaggi che i due incontrano non hanno spessore e le informazioni che danno non sono, per quanto mi riguarda, abbastanza soddisfacenti. Ciò che invece è da elogiare è la capacità dell’autore di far parlare i personaggi senza che questi aprano mai bocca, attraverso messaggi sul telefonino o appunti su un block notes.

Intrattenimento (3)

Il romanzo è al settanta per cento un flusso di coscienza e questo, oltre a risolvere gli effettivi problemi legati alla mancanza della parola, offre al lettore il punto di vista del protagonista che, come indicano i brevi capitoli che si alternano a quelli esclusivamente narrativi, riportano un elenco di cose che lo stupiscono, come ad esempio: dire “solo più…” non è italiano, ma piemontese; quando bevo acqua naturale fresca sento benissimo gli odori... E molte altre curiosità.

Tecnica (4)

Di questo romanzo ho apprezzato principalmente la descrizione del linguaggio non verbale utilizzato dai personaggi: far capire un’emozione, soltanto descrivendo i gesti che la persona in questione compie, non è facile ma Diego Finelli ci è riuscito egregiamente. Un altro plauso va alle riflessioni del protagonista, che vengono condivise con il lettore, sulle parole, sui silenzi, sulle piccole cose di cui non ci accorgiamo a causa del “rumore” che ci distrae, sui comportamenti delle persone…ecc.

Emozione (3)

Alle tre del mattino, ora italiana non mi ha eccessivamente entusiasmato, ma è una lettura che tutto sommato offre qualche piccolo spunto di riflessione e fa sorridere.


DIEGO FINELLI è nato in Piemonte, dove vive in un piccolo paese vicino ai boschi. Scrive racconti, poesie e romanzi, tra cui: Primo: non entrare in banca (2005 – Stampalternativa) e Perché i matti (2016 – Neos Edizioni). È inoltre tra gli autori del Repertorio dei matti della città di Torino (2015 – Marcos y Marcos) e della rivista Qualcosa (2018 – Sempremai), a cura di Paolo Nori. Collabora saltuariamente, come blogger, con Il Fatto Quotidiano.


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