Al ritmo delle stagioni – Un anno di vita in montagna | Recensione

al ritmo delle stagioni un anno di vita in montagna

Titolo: Un anno di vita in montagna

Autore: Tommaso D’Errico & Alessia Battistoni

Pagine: 352  – Prezzo: 15,00

Keywords: Montagna, riflessioni, vita quotidiana


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Un anno di vita in montagna seguendo il ritmo delle stagioni, circondati dalla natura selvaggia, finalmente liberi di sperimentare uno stile di vita diverso da quello cittadino. Con una buona dose di autoironia ma consapevoli del valore del nostro impegno, raccontiamo le motivazioni che ci hanno portato a questa scelta e le difficoltà per metterla in pratica; gli episodi più significativi e le situazioni tragicomiche che ci siamo trovati ad affrontare; la necessità di mettersi alla prova e adattarsi; la vita in borgata e la ricerca di una connessione con l’ambiente naturale in cui siamo immersi; il tentativo di far convivere il bisogno di naturalezza con una mente plasmata e assorbita dalla modernità. Prendendo spunto da questa nuova realtà affrontiamo temi quali la questione del reddito, la decrescita volontaria, l’autoproduzione, il rapporto con la natura, il valore del tempo libero e di una socialità più “umana”. Ci piace pensare che la nostra esperienza possa contribuire alla definizione di un modello attuale e realistico di ripopolamento dei contesti rurali, troppo spesso trascurati e sempre più ricchi di opportunità. E, perché no, stimolare qualcuno a intraprendere un proprio percorso di liberazione.


Al ritmo delle stagioni…E’ proprio la risposta che stavo cercando alla domanda: “Che tipo di vita vorresti?” Le mie risposte, di solito, comprendevano: natura, animali, tempo, serenità; eppure non sono mai riuscita a trovare una frase che comunicasse veramente i miei desideri. “Al ritmo delle stagioni” è la frase perfetta, come questo libro! Si tratta di un vero e proprio gioiello per chi, come me, vorrebbe cambiare vita ma non ha ancora maturato il coraggio necessario.

Siamo semplicemente due trentenni che, stanchi come tanti nostri coetanei di subire le sevizie di un’esistenza disumana, violentata da regole e ritmi che riteniamo senza senso, stritolati dall’abbraccio di una società infelice sempre più votata all’autodistruzione materiale e spirituale, hanno deciso di prendere in mano le proprie vite per ricondurle su binari più vicini a bisogni reali e aspirazioni personali.

La storia narrata è la storia dei due protagonisti ed autori Tommaso e Alessia; una coppia di fidanzati romani che, stanchi del traffico, della città e dello stress provocato da una società “malata”, decidono di lasciare tutto e sperimentare un nuovo tipo di vita, sui monti, in Valle Maira.

Vivere in montagna vuole dire immergersi in un mondo di forme, colori, odori, materiali; un codice da decifrare fatto di simboli a prima vista astrusi e senza senso, un linguaggio primordiale scritto negli alberi, nelle rocce, nella terra e nel vento. Per chi, come noi, arriva dalla città, abituato ai computer e alle forme plastiche dell’ambiente urbano, tutto questo rappresenta un universo sconosciuto, la necessità di sviluppare una sensorialità completamente nuova più che di calibrare la vecchia. La natura ci offre tutto quello di cui abbiamo bisogno, ma non ci spiega come utilizzare i suoi tesori.

Una scelta, questa, che potrebbe sembrare impulsiva, immatura, esagerata ma che nasconde molti tentativi, tanta frustrazione e soprattutto, credo, paura. Paura del tempo che passa senza che si possa fare nulla per fermarlo e senza goderselo veramente.

La scelta di andare a vivere in montagna però è anche la conseguenza di una prova sul campo. Il wwoofing infatti ha permesso a loro e a tante persone nel mondo di poter sperimentare una vita diversa dalla propria, svolgendo una “vacanza” in cui si presta la propria manodopera gratuitamente all’azienda che ti ospita. E ‘ proprio tramite il wwoofing che Tommaso e Alessia hanno conosciuto Sergio e Monica, titolari dell’agriturismo della borgata, che diventeranno loro vicini di casa. Questi due personaggi hanno un ruolo fondamentale nella vita dei due e Tommaso, voce narrante principale, dedicherà interi paragrafi alla loro quotidianità, ai loro insegnamenti e alle loro storie.

In montagna, la primavera è diversa dalle altre stagioni. È un cambiamento netto, una scintilla improvvisa e risolutiva come il concepimento di un’idea. Qualcosa che prima non c’era e adesso c’è. Come una nuova vita, la primavera è un inizio.

Il libro è suddiviso in 4 sezioni che riportano ognuna il nome di una stagione e ogni capitolo narra esperienze e riflessioni legate alla stagione in corso.

Se fosse davvero così buona da mangiare, perché nessuno la raccoglie? Perché nella società dei consumi il cibo si compra. Ci hanno insegnato che commestibile è sinonimo di controllato, lavorato, etichettato, disinfettato, pastorizzato. Di conseguenza, ciò che risulta idoneo a finire triturato nel nostro stomaco è solo quello che troviamo pronto e impacchettato sugli scaffali del supermercato. Tutto il resto è indigesto, pericoloso, probabile causa di malattie e intossicazioni.

La primavera, dopo un’introduzione che permette di conoscere meglio i protagonisti,  è la stagione che invita il lettore a muovere i primi passi nella borgata per iniziare, con la coppia, questa emozionante esperienza. Tra sorrisi e ragionamenti viene ad esempio affrontata la preparazione del terreno, la semina e lo shopping selvaggio che si può praticare gratuitamente raccogliendo erbe e fiori commestibli.

Una femmina… era proprio bella ‘sta vitella qua, — si strugge Mauro mentre trascina via il fagotto senza vita, lontano dalla madre che cerca il figlio con occhi tristi. Almeno lei è salva, e da come si erano messe le cose capisco che è un mezzo miracolo. Ma il suo sguardo acquoso, mentre faticosamente si alza in piedi oscillando come una nave alla deriva, riflette tutto il silenzio e la desolazione del momento. Mi chiedo fino a che punto sia consapevole, fin dove può arrivare il suo dolore di madre.

Con l’arrivo dell’estate si entra nel vivo di alcune attività della borgata tra cui l’emergenza di aiutare una mucca in difficoltà durante il parto, l’emozione della raccolta dei frutti del proprio orto e la difficoltà di tenere lontani i predatori.

Se ci si ferma a osservare il bosco con un certo occhio e una luce particolare, sembrerà di trovarsi di fronte le colonne di una cattedrale. Difficile allora immaginare di portare via uno di quei solenni pilastri senza compiere un atto di blasfemia.

Quando le temperature iniziano a scendere, l’autunno entra in scena e vengono affrontati il taglio della legna per l’inverno, l’artigianato e il piacere di cucinare insieme, secondo la tradizione.

L’autunno non ama il clamore e schiva le folle, per questo non si avventura tra i palazzi, elude il cemento e si rifugia nei boschi, tra chi ha voglia di ascoltarlo e la pazienza per capirlo.

L’inverno credo che sia il capitolo più atteso da tutti, viste le evidenti difficoltà che esso comporta in una situazione simile, e infatti i capitoli che lo riguardano sono ricchi di imprevisti, elogi al tempo libero e curiosità sulle tradizioni piemontesi.

Il borgo è anche il posto dove può fiorire un confronto stimolante tra generazioni, tra gli antichi saperi, le tradizioni e le conoscenze e l’apertura mentale diffuse dalla modernità. Un dialogo costruttivo finalizzato a un concreto miglioramento delle proprie condizioni di vita materiali e intellettuali. Cos’è la cultura se non questo?

Gli episodi, vissuti e narrati, sono il pretesto per proporre riflessioni serie e interessanti sul tempo, il consumismo, il lavoro dipendente, la tecnologia,  l’ambiente e gli animali.

Restare ancora significherebbe soltanto correre il rischio di mettere in allarme le cerve, che prima o poi finirebbero per accorgersi della nostra presenza e fuggirebbero in preda al panico con appresso il peso dei loro fardelli, rinunciando al pasto di cui hanno un disperato bisogno. Non ha mai senso spingersi oltre il limite del ragionevole durante un’osservazione naturalistica, ed è bene controllare sempre le proprie emozioni per impedire che prendano il sopravvento sulla ragione. Sia per evitare situazioni che potrebbero mettere in pericolo noi stessi, sia nei casi, come questo, in cui sarebbero le creature del bosco a pagare le conseguenze della nostra avidità.

Dopo i primi capitoli, più precisamente quando anche Alessia fa sentire la sua voce con uno stile più introspettivo, avviene la magia: vivrete lì, con loro. E’ una sensazione strana, non dettata semplicemente dall’immaginazione o dall’abilità narrativa degli autori, molto evocativa; accade qualcosa: le parole, come un portale magico, permettono l’accesso ad un immaginario molto più tangibile rispetto a quello evocato dalla lettura di un qualsiasi altro romanzo, probabilmente proprio grazie alla veridicità dei fatti e dei personaggi.

Niente di nuovo, il solito circolo vizioso che accompagna la maggior parte delle attività antropiche: l’uomo danneggia ovunque la natura con i suoi comportamenti scriteriati, poi, non contento, una volta rotti gli equilibri, con la scusa di volerli ripristinare trova la giustificazione per continuare a distruggere. Finché non ci sarà rimasto più niente da devastare, e allora chissà se troveremo ancora il modo di autoassolverci.

L’atmosfera che regna tra le pagine è calda e accogliente, anche nelle stagioni più fredde. Il testo è ricco di citazioni e spiegazioni molto dettagliate che lo impreziosiscono al punto da poterlo quasi considerare una guida pratica.

Da parte nostra, ci guardiamo bene da farci prendere dalla smania di seguire i lupi, anche se la tentazione è forte. Non perché sarebbe pericoloso per noi ma, al contrario, perché saremmo noi a disturbare loro, imponendo la nostra ingombrante presenza sul palco di una recita che non è la nostra. Un’incantevole rappresentazione di cui dovremmo limitarci a restare, sempre e comunque, discreti e meravigliati spettatori.

“Un anno di vita in montagna” è una lettura che consiglierei a chiunque: a chi vorrebbe seguire le loro tracce per cominciare una nuova vita e a chi invece, troppo abituato alle comodità e alle illusorie sicurezze di una “vita” cittadina, considera una scelta del genere rischiosa e esagerata.

Vita naturale e vita tecnologica non sono necessariamente in contraddizione tra loro. Non secondo noi. D’altra parte, sebbene ci riteniamo figli della nostra epoca e in quanto tali non possiamo negare la nostra natura high-tech, il nostro rapporto con la tecnologia resta in fondo un odi et amo: da un lato è ciò che ci ha permesso di fare le nostre scelte in libertà, godendo di una comodità sconosciuta a chi ci ha preceduto in questo stile di vita; dall’altro è qualcosa che tende a farti schiavo del suo uso e quindi, per definizione, a toglierti libertà. Sta a noi, ogni giorno e in ogni momento, compiere lo sforzo intellettuale di valutarne il corretto utilizzo, così da ricavarne più benefici che danni.

Gli autori, raccontando i loro aneddoti, dai più comici ai più emozionanti, rispondono a tutte quelle domande che potrebbero tormentare i meno esperti, ad esempio: D’inverno cosa fate? Come vi scaldate? Non avete paura di annoiarvi? Come guadagnate? E molte altre che sicuramente vi staranno venendo in mente e a cui certamente troverete risposta.

Se sei dell’umore giusto, la neve ha questo potere: ti isola da tutto, anche dai problemi.

Per quanto mi riguarda posso dirvi che ho amato questo libro al punto da andare fisicamente alla ricerca della borgata, per toccare con mano, per confermare a me stessa che è tutto reale, e soprattutto possibile. Tommaso e Alessia sono diventati i miei guru, li cito in ogni discorso riguardante la vita che vorrei, parlandone come se fossero miei amici da sempre, anche perché sfido chiunque a non affezionarsi a due persone così, che non si limitano a raccontare ma raccontano se stessi, portando il lettore a riflettere e a scavare dentro di sé.

Seguite le loro avventure anche sulla loro pagina facebook ricca di foto e video!
Tommaso, Alessia, io e Virgola durante la presentazione del libro all’agriturismo Lou Bià (Marmora, Borgata Torello, 5)

Tommaso, 35 anni
Grafico creativo e web designer, appassionato di fotografia, disegno, natura, sport, scrittura e tante, troppe altre cose. A 30 anni, stufo di essere ostaggio della città e della claustrofobica vita d’ufficio, lascia senza rimpianti un buon posto da dipendente e inizia a lavorare come freelance. Ama viaggiare, perdersi per ritrovarsi (c’è chi giura di averlo visto pedalare da Roma a Copenaghen), sempre rincorso da una martellante curiosità che gli morde i polpacci.

Alessia, 31 anni
Biologa e mamma gatta, divide il suo tempo tra il lavoro, l’orto, la produzione di cibi fatti in casa e la cura degli animali domestici. Stimata professionista di crostate, creme, gnocchi e fettuccine, le sue abilità culinarie e il suo buon senso sono i pilastri che tengono in piedi la baracca. Per amor della natura, sbarca il lunario lavorando a progetti internazionali per la valutazione del rischio di estinzione delle specie animali in Italia e nel mondo.




Ringrazio Tommaso e Alessia per avermi inviato l’ebook.

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