Al di là dello Zenith – Stefano Saccinto | Recensione

Titolo: Al di là dello Zenith

Autore: Stefano Saccinto

Pagine: 202 – Prezzo: 0,99 euro (ebook) 12,35 euro

Casa editrice:

Keywords: dolore, illusione, fatalità.


Sico non si è mai sentito così vivo come la notte in cui è morto. È successo in condizioni particolari, in una notte magica e dopo aver presentito la morte arrivare. In un certo modo Sico è riuscito a ingannarla, passando dall’altra parte del buio senza chiudere la porta tra le due dimensioni, tra la realtà e l’oscurità. Sono due ragazze a spiegarglielo. Ragazze che diventano donne e poi anziane e poi tornano adolescenti. Due ragazze piuttosto strane che Sico ha incontrato dopo essere morto, aver attraversato il buio e gli scenari deliranti del suo inconscio. Le ragazze sono venute fuori da due pugni di rampicanti risaliti dal terreno di una valle buia e desolata sotto una collina spettrale. Una ha la pelle bianca come il latte, l’altra nera come inchiostro. E sono nude, quasi completamente. Hanno solo una veste di filamenti che non le copre granché. Bianca, la ragazza dalla pelle nera e nera l’altra. Sono due opposti esatti e il motivo è abbastanza ovvio: una è la Dolce Illusione, l’altra la Pura Verità. Sono spiriti della morte, guide al di là della vita che accolgono Sico e gli spiegano quello che è successo. La porta va richiusa, ma non subito. Va fatto l’indomani mattina, alla fine esatta delle nove ore della notte. Nel frattempo, per ognuna delle nove ore, arriverà un’anima, morta quella notte stessa. Sico dovrà tornare ai minuti finali della vita di quell’anima e tentare di salvarla. Dovrà salvarne più di quante possa perderne perché il loro è un destino comune. E dovrà farlo nel tempo stabilito perché rischia di non chiudere in tempo la porta dopo l’ultima anima e quindi di restare morto. Stavolta per sempre. Sico ha solo sedici anni e da un po’ di tempo non ha più tanta voglia di vivere. Ha perso quello che ha avuto di più bello. Per questo non ha nessuna intenzione di scegliere tra pure verità e dolci illusioni, tra vita e morte e tra bene e male. Ma poco per volta comincia a esserne costretto. A scegliere, a lottare, a tornare alla vita e a morire ancora e a spingere lo sguardo fin dove nessun vivente ha mai pensato che si potesse spingere: al di là dello zenith.


Sico é un ragazzo di sedici anni, che per uno strano scherzo del destino si trova in una sorta di limbo, sospeso tra la vita e la morte.

“La realtà si è frantumata,qualcosa di soprannaturale é accaduto, qualcosa che accade una volta ogni generazione (..).In una notte irreale, una notte in cui l’inverno invade l’estate, a un vivente che ha sentito la morte corrergli alle spalle é concesso attraversare il confine tra la vita e l’ignoto e lasciarne la porta aperta”.

Sico non è più vivo, ma non è ancora morto, non del tutto. La morte non potrà impossessarsene fino alla fine della notte e Sico dovrà riuscire a chiudere la porta prima che essa lo raggiunga definitivamente. Due spiriti guida, La Pura Verità e La Dolce Illusione, spiegano a Sico come riscattarsi e tornare a vivere. Nove anime in bilico si presenteranno a lui, in cerca di salvezza. Avrà nove ore a deposizione: se salverà più anime di quante ne perderà, verrà loro restituita la vita. In una corsa contro il tempo Sico dovrà rivivere gli incidenti, le violenze, le fatalità,che hanno ucciso le anime, e cercare di cambiarne il corso del destino, orientandosi nel buio della dimensione in cui si trova. Sico non è motivato a compiere la sua missione. È un ragazzo triste, depresso, sconsolato per la perdita dell’amore di Lei. Sico non è affatto un eroe. É un giovane disilluso, cinico, che non crede in se stesso, tantomeno negli altri.

“La vita mi sembrava una fregatura. Non ci credevo più ormai. (…) Aspettavo il momento in cui la vita si sarebbe rivelata per quello che era veramente, in cui avrebbe mostrato il suo risvolto oscuro. Sentivo strane sensazioni. Sentivo di stare per scoprire il mistero dell’esistenza e cioè quanto fosse inutile vivere”.

Il racconto è un po’ complicato ma chiarito in modo ineccepibile durante lo scorrere degli eventi. Impossibile perdersi nelle dinamiche della storia; più facile perdersi emotivamente nelle descrizioni delle sventure delle nove anime. Nove storie sulla casualità e fatalità della morte, un’entità a cui non crediamo mai fino in fondo, finché non ci tocca da vicino. Un’eventualità che consideriamo remota, ma con cui dobbiamo fare i conti, prima o poi.

“Erano sogni brutti quelli che hai ucciso? “Erano sogni brutti ed erano anche belli a volte. “Perché hai ucciso anche quelli belli? ” Perché? Perché facevano male. “Sogni che fanno male?che razza di sogni belli sono? “Sono quelli che non si possono più realizzare.

Nonostante la storia sia ambientata in un universo parallelo, é molto coerente nelle sue dinamiche, reale, coinvolgente, cruda all’occorrenza. Col passare delle ore Sico prende coscienza di sé e matura una nuova consapevolezza:

“Ogni forma di certezza ha avuto inizio da un’incertezza e da un rischio. Ogni grandezza nasce dal nulla. E tutte le verità non sono nient’altro che le estremità finali di qualcosa che ha avuto inizio con un’illusione”.

Il personaggio di Sico fa la ricchezza del libro. Un ragazzo che non si sente più vivo da molto prima del giorno della sua morte. Sico non è il buono con l’indole di salvare il mondo: è sadico, ironico, a volte cattivo, imperturbabile di fronte alle violenze più efferate. La narrazione però non ci da scampo: diventiamo suoi complici, ci fidiamo di lui e, divorando le pagine del libro, speriamo fino in fondo che trovi, oltre la salvezza, soprattutto la pace. Ho trovato questo racconto molto interessante. Oltre a trasformare una trama forse banale in un fantasy (se così si può definire) d’alta classe, l’autore mi ha lasciato molto su cui riflettere. Vale davvero la pena di conoscere Sico.

 


Recensione a cura di:

rita calistri
Precedente Il Guardiano delle Quattro Spade: l'Iniquo Re - Lidia Gentile | Recensione Successivo Il magico potere del riordino - Marie Kondo | Recensione